I LOMBARDI E L’INDIPENDENZA PERSA CONTRO NAPOLEONE

di ARTURO DOILO

Le giornate milanesi della primavera del 1814 videro il crollo del regno d’Italia napoleonico e la costituzione di un governo municipale, la reggenza, composto in larga parte da esponenti della nobiltà lombarda. Muovendo da uno studio condotto sui documenti dell’epoca, lo storico Gabriele Coltorti prende in esame la rivoluzione milanese del 20 aprile, scavando in profondità nelle pieghe di una rivolta popolare che portò alla caduta del governo italico e al feroce linciaggio del ministro delle finanze Giuseppe Prina. Di grande interesse il secondo capitolo, ove è descritto nel dettaglio il variegato articolarsi dell’opinione pubblica milanese nei primi mesi del 1814. L’autore dimostra come a Milano vi fossero cinque partiti: il patriziato milanese più tradizionalista, che si batteva per il ritorno a uno Stato regionale indipendente che potesse rinnovare i fasti del principato visconteo-sforzesco; il ceto medio degli impiegati lombardi ma anche la borghesia del commercio e dell’artigianato che chiedeva uno Stato cisalpino esteso a una parte della Padania; i filo-napoleonici che si batterono per l’indipendenza di un regno d’Italia governato dal figliastro di Napoleone e limitato alla parte centro-occidentale della valle padana; i nobili moderati che aspiravano anch’essi a uno Stato cisalpino retto su una costituzione all’inglese, governato eventualmente da un principe della casa d’Austria; infine i seguaci del re di Napoli Gioacchino Murat che chiedevano la fomazione di uno Stato italiano esteso a gran parte della penisola.

Dopo aver preso in esame la crisi del regno d’Italia napoleonico nei giorni immediatamente precedenti lo scoppio della rivoluzione, l’autore si sofferma sui provvedimenti assunti dal nuovo governo rivoluzionario nel mese in cui poté operare in condizione di relativa indipendenza dall’Austria (20 aprile-25 maggio 1814). In politica estera la reggenza puntò al riconoscimento di uno Stato regionale esteso a una parte della valle padana. In politica interna lo snellimento del personale burocratico vide l’epurazione degli impiegati modenesi e reggiani, cacciati dagli uffici pubblici non solo perché provenivano da territori che non erano lombardi, ma anche in ragione della fedeltà che avevano prestato al cessato regime.

Le misure riguardanti l’espulsione dei “forestieri” dalla pubblica amministrazione rivestono un notevole interesse: segnando una netta discontinuità rispetto al regime napoleonico che aveva aperto la carriera impiegatizia a tanti giovani italiani ed europei, esse lasciano trasparire un indirizzo politico ben preciso, teso a fondare uno Stato lombardo in cui la gestione della cosa pubblica fosse riservata ai lombardi.

La novità di questo libro (EDIZIONI IL CERCHIO – collana Quaderni Padani) è costituita inoltre dall’analisi rigorosamente politologica del linciaggio di cui fu vittima il ministro delle finanze Giuseppe Prina: la giustizia di piazza fu la reazione violenta dei cittadini nei confronti di uno Stato, come quello napoleonico, il cui livello d’imposizione fiscale era salito vertiginosamente gravando sulle classi produttive.

Gabriele Coltorti (Milano, 1978) svolge attività di ricerca nell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano. Laureato in Lettere moderne (indirizzo storico moderno) con una tesi sulle vice prefetture nel dipartimento dell’Agogna (Novara) nella repubblica e regno d’Italia napoleonico, ha proseguito nella ricerca scientifica presentando una tesi di dottorato sulle soppressioni delle congregazioni religiose e sulle vendite dei beni nazionali nelle Marche del primo Ottocento. Con Fulvio Coltorti ha curato la pubblicazione delle lezioni di economia pubblica tenute da Cesare Beccaria negli anni in cui fu titolare della cattedra di Scienze camerali presso le Scuole Palatine di Milano (1769-1771). Il volume, Cesare Beccaria visto da Fulvio e Gabriele Coltorti, ha conseguito il premio internazionale Santa Margherita Ligure 2008 come miglior libro di economia. Oltre ad aver collaborato con Affari&Finanza e Uomini&Business anche nel campo degli studi storici non sono pochi i suoi contributi pubblicati dal Coltorti. Oggi, gestisce un blog, Il Monitore Milanese, ove pubblica articoli di storia locale, politica, attualità.

 

 

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1 Comment

  1. Milano tornava così città periferica dell’impero asburgico, dopo essere stata per pochi anni capitale (unico caso nella storia moderna) di uno Stato pluriregionale, esteso dalle Alpi alle Marche, dinamico, moderno, fulcro di investimenti (ponti, strade ecc…).
    Un vero colpo di fortuna!

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