MUSSOLENTE, UN RICORDO PER QUEI CINQUE VENETI

di ETTORE BEGGIATO*

Egregio Direttore,

a Mussolente (Vicenza) il 2 febbraio ricorre l’anniversario della strage compiuta dalla soldataglia napoleonica, guidata dal Generale André Massena, nei pressi della villa Soderini-Drigo sul Monte del Supplicio.
Siamo nel 1797 e cinque contadini che avevano avuto il coraggio di difendere le loro povere cose vengono passati per le armi: Orso Baldissera di anni 33, Giuseppe Fontana, 34, Francesco Guadagnin,60, Andrea Polo, 48, e il figlio Sgualdo appena diciottenne.
I francesi arrivarono parlando di “libertà, fraternità, eguaglianza”: portarono fame e disperazione, stragi, rapine e razzie. La resistenza nel Veneto e nelle terre della Serenissima fu notevole, e caratterizzò tutti i vari periodi della dominazione napoleonica, con particolare intensità nell’anno 1809, l’anno che vide l’intera Europa ribellarsi alla protervia napoleonica.
Nel resto del continente coloro che sacrificarono la lor vita per difendere la loro famiglia, la loro casa, la loro comunità, le loro tradizioni, il loro credo religioso, sono giustamente considerati degli eroi nazionali e riconosciuti e omaggiati come tali: basti pensare a quanto succede nella Spagna o nel vicino Tirolo.
Nel Veneto invece, o c’è l’oblio più assoluto, o al massimo si parla di “briganti” (sic!); i Veneti invece si batterono, nel nome di San Marco, con grande coraggio, determinazione, consapevolezza.
Mancò una figura leggendaria come il tirolese Andreas Hofer che guidasse il nostro popolo, e mancò anche chi, come il grande pittore spagnolo Francisco Goya tramandasse ai posteri l’eroismo di chi lottò per la propria libertà e contro i crimini dell’occupante napoleonico.
Ma questo non significa che dobbiamo dimenticare il sacrificio di tanti e tanti veneti; due storici autorevoli come Distefano e Paladini denunciano come nella folle campagna di Russia conclusasi con la disfatta napoleonica presso il fiume Bereresina nel novembre del 1812 vennero arruolati 27.000 giovani veneti: ne tornarono appena mille. Per gli altri 26.000 non un ricordo, una via, una piazza, una lapide…l’oblio più completo.
E anche nel loro nome mi sembra giusto chiedere al Comune di Mussolente una targa, un cippo che ricordi il sacrificio di questi cinque veneti.

*ex assessore regionale del Veneto

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