Referendum, gallina dalle uova d’oro per i labour?

di PAOLA BONESUscozia

Il referendum non è solo un gioco per grandi, ma anche un’occasione unica di ascesa politica per personaggi meno conosciuti che dimostrino di saper giocar bene le proprie carte.

Non credo questo sfugga a Jim Murphy, parlamentare britannico per il partito laburista, ex segretario di stato per la Scozia, ora impegnato in un tour nelle piazze del Paese per difendere le ragioni del NO.
Per un fortunato caso di coincidenza temporale, Murphy ha anche pubblicato un libro a giugno (ascrivibile al filone della politica pop) “The 10 Football Matches That Changed the World … and the One That Didn’t“.

Dopo aver interrotto i suoi comizi per qualche giorno, a causa del lancio “indipendentista” di uova che l’aveva bersagliato a Kirkcaldy (non sono ovviamente mancate le polemiche e la dietrologia sull’accaduto, con ricostruzioni che sembravano evidenziare come il lancio in realtà provenisse da un complice dello stesso Murphy), ieri l’esponente labour ha ripreso il suo tour nelle strade di Edimburgo.

Più che un’arringa per convertire gli indecisi presenti (sarà mai possibile che a un comizio per il NO non venga distribuito alcun materiale della campagna?) è stato un perfetto media event con almeno 15 troupe di giornalisti (!).
Per rendere meglio l’idea: quando ho incontrato Alex Salmond e Gordon Brown erano presenti al massimo una o due troupe. Questo signore, invece, aveva 15 telecamere puntate addosso in attesa di immortalare un tiro al bersaglio che stavolta, però, non è arrivato (sì, le ho dimenticate sull’autobus).

Intanto, di fianco a poliziotti e guardie del corpo, si agitava un reporter vestito da pollo con due cartoni di uova in mano, sparring partner perfetto per l’occasione.

Insomma, Jim Murphy potrebbe aver trovato una gallina dalle uova d’oro per occupare un posto al sole nelle future strategie dei Labour scozzesi.

Concentrandoci sul comizio, invece, l’aspetto più interessante è stata la distinzione tra

– patrioti (noi), difendiamo la nostra patria – la Scozia in Gran Bretagna – da chi la vuole dividere;

– nazionalisti (loro), spingono per la divisione, la rottura e la creazione di nuove barriere.

E’ una differenza che deve portarci ancora una volta a riflettere su ciò che intendiamo quando parliamo di nazionalismo.
Quasi sempre qua in Scozia – persino in ambito accademico – si parla di nazionalismo scozzese (che l’SNP interpreta come un nazionalismo civico, legato all’ethos) e mai di nazionalismo britannico, che esiste ma ha evidentemente fallito nell’impresa “unificatrice”.
Murphy introduce la categoria del patriottismo scozzese. Non è per lui nazionalismo, ma difesa degli interessi della sua Scozia.
Amiamo la Scozia e per questo vogliamo resti all’interno della Gran Bretagna.

Paradossalmente, il nazionalismo britannico ha fatto fiasco più in Inghilterra che in Scozia. Le ricerche mettono in luce, infatti, come gli inglesi si sentano molto meno britannici rispetto agli scozzesi. Mentre l’identità britannica è andata declinando a Londra e dintorni, si è invece rafforzata negli ultimi anni in Scozia.

Il “patriottismo scozzese” è complementare al nazionalismo britannico nel grandioso tentativo di fusione di mondi (e quindi simboli) che sono in apparenza contraddittori: da una parte l’Union Jack (è forse la seconda o terza volta che ne vedo qualcuna da quando sono qua) sulle spalle di alcuni spettatori, dall’altra la cornamusa suonata al termine di ogni intervento di Jim Murphy.

Data anche l’ora (le 11 del mattino), il pubblico (non tantissimo, in realtà) era composto sopratutto da over 65.
Non c’è da scherzarci su questo aspetto: il NO conquista una marea di consensi in quella fascia di età e senza quei voti il SI non potrà vincere il referendum.

Ma come estrarre dal cilindro adesso – a due settimane dal giorno X – un argomento che aiuti gli anziani a dimenticare il mitico Winston Churchill?

 

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