Mottarone: tre arresti nella notte, non in funzione sistema frenante. “Consapevoli del guasto da settimane”

Svolta nella notte nell’indagine sul disastro della funivia del Mottarone. Tre persone sono state arrestate: si tratta di Luigi Nerini, amministratore della societa’ Ferrovie del Mottarone che gestisce la funivia, Gabriele Tadini, direttore del servizio ed Enrico Perocchio, caposervizio. Tutti e tre sono stati portati in carcere a Verbania intorno alle 4. L’ipotesi di reato nei confronti di Tadini e Perocchio e’ omicidio colposo aggravato.

“La rottura del cavo e’ stata l’innesco della tragedia. Ora si tratta di approfondire quanto accennato sui freni. Abbiamo bisogno dell’intervento dei tecnici”. Cosi’ il procuratore di Verbania, Olimpia Bossi, che nella notte ha disposto tre fermi per l’incidente di domenica alla funivia del Mottarone in cui sono morte 14 persone. “Domenica l’altra cabina non aveva il ‘forchettone’, ma verificheremo se l’apposizione era stata fatta anche su quella”, aggiunge a proposito del sistema utilizzato per evitare che la funivia si fermasse di continuo e che, secondo gli accertamenti della procura, ha causato la mancata attivazione dei freni. “Bisogna anche capire – conclude – se la presenza di un solo ‘forchettone’ o due avrebbe avuto effetto analogo”.

Le tre persone fermate, tra cui il gestore dell’impianto della funivia del MOTTARONE, devono rispondere di “Rimozione od omissione dolosa di cautele” previsto dell’articolo 437 del codice penale che punisce chi “omette di collocare impianti, apparecchi o segnali destinati a prevenire disastri o infortuni sul lavoro, ovvero li rimuove o li danneggia”. Ipotesi aggravata “se dal fatto deriva un disastro”.

I tre fermati erano consapevoli da settimane del guasto al sistema frenante di sicurezza. Lo afferma il procuratore capo di Verbania Olimpia Bossi che indaga sulla TRAGEDIA di MOTTARONE. Con il gestore dell’impianto della funivia del MOTTARONE, un ingegnere e un capo del servizio attualmente in stato di fermo c’è stato un “confronto di carattere tecnico. Si sono ‘giustificati'” rispetto alle consapevoli anomali del sistema frenante dell’impianto “per superare le difficoltà economiche ed evitare che si fermasse a lungo”. Così si è preferito “disinnescare” sulla cabina precipitata il sistema frenante di sicurezza, conclude il procuratore Bossi.

 

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Governo dei migliori. Ve lo hanno detto che salteranno altri 600mila posti di lavoro?

Articolo successivo

14 vittime del Mottarone. Per la legge italiana gli imputati rischiano da 6 mesi a cinque anni?