Mottarone, la svolta nelle indagini. “Su direttore e proprietà solo suggestive supposizioni”

Gabriele Tadini, il capo servizio dell’impianto della funivia del Mottarone fermato con l’accusa, tra l’altro, di omicidio colposo per la caduta della cabina in cui domenica scorsa hanno perso la vita 14 persone, lascia il carcere di Verbania ma vai domiciliari per il pericolo di reiterazione del reato, dato che “per lungo tempo” disattivando il sistema frenante di emergenza sulla cabina numero 3, ha attuato una “condotta scellerata, della quale aveva piana consapevolezza, posta in essere in totale spregio della vita umana con una leggerezza sconcertante”. Lo scrive il gip di Verbania nell’ordinanza con cui ieri sera non ha convalidato il fermo per i tre indagati accusati di omicidio plurimo per il disastro della funivia del Mottarone.  Per il giudice, che ha smantellato l’impianto accusatorio fondato sulle dichiarazioni del capo servizio, il modo di agire di Tadini induce a ritenere che “non abbia la capacità di comprendere la gravità delle proprie condotte e che, trovandosi in analoghe situazioni reiteri con la stessa leggerezza altre condotte talmente pregiudizievoli per la comunità” si legge nel provvedimento di 23 pagine. I domiciliari vengono concessi visto che è incensurato, per la confessione resa e il contesto familiare in cui vive.

“Palese e’ al momento della richiesta di convalida del fermo e di applicazione della misura cautelare la totale mancanza di indizi a carico di Nerini e Perocchio che non siano mere, anche suggestive supposizioni”. Lo scrive il gip di Verbania Donatella Banci Buonamici nell’ordinanza con cui ieri ha rimesso in liberta’ il gestore della funivia del Mottarone e il direttore di esercizio e ha mandato ai domiciliari Gabriele Tadini, caposervizio, fermati mercoledi’ per l’incidente che ha causato 14 morti e il ferimento di un bimbo di 5 anni. Il gip parla di “scarno quadro indiziario” ancora “piu’ indebolito” con gli interrogatori di sabato scorso.

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