MONTI, IL SOVIET ITALIA E LA MANOVRA “SALVA-STATALI”

di GIOVANNI EDOARDO MARINI

Il governo tecnico Monti ha poco di tecnico. È nominato da un nominato e questo lo rende diverso da un governo assemblato dopo elezioni allo scopo. È un soviet. Come un soviet non risponde a nessuno del proprio operato e questo, pare, dia forza e consenso all’abominevole creatura.

Ha fatto ciò che i governi non sono riusciti a fare? È presto per dirlo perché anche nel caso un governo precedente avesse fatto riforme strutturali (si dice così di quelle riforme che sono la nuova base su cui sorreggere le soluzioni a problemi nati da strutture imperfette) sono state vanificate dalla reazione del governo successivo. Ne cito una, ma sono diverse: la devolution. La cito perché conteneva modifiche strutturali che si vogliono riproporre nuovamente (diminuzione dei parlamentari, trasformazione del bicameralismo, diverso rapporto tra il capo del governo e il suo esecutivo, ecc.).

Che cosa ha imposto, con il cipiglio del grande condottiero, il nostro soviet? Il primo atto è stato il decreto “Salva Italia”; e già il nome è una menzogna perché si dovrebbe chiamare, per coerenza con la motivazione con cui è stato giustificato, “Salva statali”. Infatti è stato detto che senza il decreto non si sarebbero potuti pagare gli stipendi agli statali. Parole del premier. A meno che, per il soviet, statali ed Italia coincidano. Terrificante.

Si badi che il decreto è tale da non aver avuto ancora alcun impatto sulla vita degli italiani che non vivono grazie allo Stato, perché il drenaggio della ricchezza è rimandata al pagamento delle tasse di metà anno. È stato garantito che ciò avverrà e sarà brutale per coloro che la ricchezza la producono e non solo la consumano. Questo è bastato a rassicurare chi di dovere per dare il permesso allo Stato italiano di continuare a spendere come d’abitudine per altro limitato tempo.

Oltre a ciò, cioè la certezza che la ricchezza generata dai produttori sia ulteriormente falcidiata, si è fatto venir meno l’onorabilità degli impegni contrattuali che a suo tempo lo Stato aveva assunto per il futuro previdenziale delle popolazioni che vivono del loro lavoro, e non da salariati di Stato, e che hanno consegnato in obbligo parte del frutto di questo loro lavoro, affinché fosse restituito in reddito per la vecchiaia. Si badi bene, non era un contratto vantaggioso, ma appoggiava la sua forza sull’obbligatorietà dei versamenti e sulla certezza del recupero almeno in parte di quanto versato che questo obbligo sottintendeva. Non è più vero.

Che altro ha fatto il soviet? Ha riportato in vita l’aborto politico Bersani, forse su specifica richiesta dello stesso affinché potesse dire: “Si fa quel che avevo già iniziato a fare perché avevo ragione”, le liberalizzazioni a lenzuolo. Nulla di male: liberalizzare è sempre meglio che burocratizzare. Anche se le liberalizzazioni delle bocciofile sono state accompagnate da nuove forme di burocratizzazione (nuova Autority Trasporti) che ne inficerà la libertà degli operatori. Ma qual è l’eclatante menzogna che la caratterizza come la precedente? Si vuol far credere che le liberalizzazioni produrranno un aumento del Pil del 10 (dieci, dico dieci) percento. Formidabile! Un vero peccato non averlo fatto prima se è così facile trasformare una nazione in recessione in una in crescita più della Cina.

Il soviet è stupido? Forse, sicuramente è politico. Perché dice una tal menzogna? Perché deve passare l’idea che l’impedimento alla crescita della nazione non dipende dall’esuberante e soffocante presenza dello Stato, ma per colpa dei privati che operano con corporazioni e lobby sataniche. Chi sono? Tassisti, avvocati, notai, farmacisti. Grandi produttori di generi di consumo, come tutti sanno. Si badi bene: il problema non è togliere gabbie di rendite ma farle passare per la causa di problemi che hanno natura ben diversa. Sono tutti settori che nulla hanno a che fare con lo Stato e la politica.

Ad esempio, non si toccano gli ordini dei giornalisti, che come è noto, sono ben finanziati dallo Stato affinché si affianchino nella formazione, per quanto possibile, dell’opinione pubblica a chi dello Stato è l’esecutore materiale: gli statali. Esemplare è lo spot pubblicitario sugli evasori fiscali, descrivendoli come meschini parassiti, fatto su commissione dal più ributtante dei parassiti, il Leviatano italico. Non si toccano i commercialisti nonostante troppo spesso il loro costo è superiore alle tasse che i clienti versano, perché costoro sono le interfacce che permettono allo Stato di prelevare le proprietà degli imprenditori. Ciò che appare come primario al soviet è salvare lo Stato, cioè se stesso, ad ogni costo.

Ma quel che più fa rabbrividire del soviet è che non viene mai messo in discussione il ruolo dello Stato e, soprattutto degli statali: i loro privilegi, la loro funzione, la loro utilità. Diobono, su molti milioni di dipendenti pubblici ce ne sarà uno che è stronzo? Se sì, perché non è possibile licenziarlo?

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