MONTI: MA QUEST’UOMO STA FACENDO GLI INTERESSI DI CHI?

di VERCINGETORIX

Sono più che convinto che il Premier Monti non stia facendo gli interessi del paese, ci sta svendendo, ci sta affondando. E lo fa in piena consapevolezza e non vogliatemene ma non mi sembra solo un mio personale punto di vista.
Subdolamente, il Sole24ore, venerdì mattina, titolava “Schnell frau Merkel!”. L’idea di base consisteva nel ricordare ai propri lettori, a nome della Confindustria, che la situazione italiana oggi, sarebbe, secondo loro, com’era nell’ottobre del 2011 quando decisero di eliminare Berlusconi.
Ricorderete che, in quei tumultuosi giorni, il quotidiano economico titolò “Fate presto” con anomale lettere cubitali, schiacciando il campanello d’allarme.
Non é da escludere che Il secondo significato “subliminale” di questo titolo, mi pare desse indicazione nel fornire un viàtico d’accompagnamento per il professor Monti che stava partendo per Berlino, incitandolo a metter fretta alla Merkel, sapendo che a Berlino, a Wall Street, alla borsa di Londra, il quotidiano “il Sole24ore” è un giornale che viene letto quotidianamente con la lente d’ingrandimento, con il microscopio e con interpreti ed esperti di cose italiane, per comprendere che cosa stia accadendo nel nostro paese.
La Merkel ha risposto, ed era fin troppo chiaro che la frase era rivolta all’industria italiana, addirittura di persona.
In un breve commento rilasciato a un giornalista di Der Spiegel ha detto: “L’Italia è un paese solido che sta facendo molto bene. E’ un momento delicato e ne siamo consapevoli. Non c’è fretta. Non c’è alcuna fretta”.
Poche ore dopo, in conferenza stampa, il nostro premier si è dilungato nella sua consueta saporifera melensaggine, imboccando la truppa mediatica affinché gli facessero la domanda giusta, che, ovviamente, è puntualmente arrivata.
“Lei ritiene, signor presidente, che ci troviamo nella situazione in cui sarebbe il caso di prendere in considerazione l’ipotesi di dare il via alle dismissioni del patrimonio pubblico italiano ?”.
Risposta ufficiale: “Le dirò di più, se è per questo. Posso tranquillamente dire che non soltanto è un ipotesi, ma stiamo studiando il progetto che è in fase avanzata, l’abbiamo già preparato, e sarà mio compito e dovere quello di informare molto presto sia il parlamento che l’opinione pubblica della scelta che il governo farà, in merito alla questione”.
Travolti dallo spread, rigore, tagli, ecc., la vendita del patrimonio pubblico verrà presentata come necessità, addirittura richiesta a gran voce da tutti, con l’aggravante suicida di un sospiro di sollievo, perché così si evita una manovra suppletiva per evitare che la massa sia costretta perfino a rinunciare all’ombrellone in spiaggia. Il che, in questo paese di “superficiali”, potrebbe alimentare ancora di più malumori sociali.
Purtroppo, ciò che non viene spiegato alla gente, approfittando dell’amnesia generale, sono i precedenti: ricorderete il 10 gennaio 2012.
Il governo si era insediato da due mesi, era passato il decreto salva-Italia con l’applicazione dell’Imu, il taglio delle pensioni, l’aumento dell’iva e la manovra suppletiva. Tutti adoravano Mario Monti dove contava, in Italia, su un saldo 75% di gradimento.
Il nostro baldo premier, sull’onda del successo, vola a Londra dove rimane tre giorni e ritorna più pimpante che mai.
Vengono rilasciate diverse dichiarazioni ufficiali nelle quali non si dice nulla di nulla. In teoria non si capisce neppure che cosa sia andato a fare in Gran Bretagna se non a prendere dei gran applausi, onorificenze varie, medaglie, premi ecc.
Si disse, allora, che era un investimento d’immagine per mettere una pezza con gli inglesi laddove il cavaliere di Arcore aveva creato uno spaventoso vuoto di credibilità.
La realtà però pare un’ altra, e cioé che Monti, in Inghilterra, si é incontrato con il management finanziario che gestiva fondi d’investimento in Italia presso la Black Rock hedge funds gestito da Goldman Sachs, emiri arabi, gruppi oligarchici della massoneria conservatrice inglese, e aveva chiuso un accordo che ruotava su questi princìpi: dava in garanzia (cioè vendeva) parte delle riserve auree dell’Italia (di cui non è tenuto a dar conto al popolo italiano, in quanto supportato dalla Legge, perché la notifica, il presidente del consiglio la deve dare al ministro dell’economia (che è lui) il quale la deve poi sottoporre per approvazione al ministro del tesoro (che è sempre lui) e poi farla sottoscrivere dal governatore della Banca d’Italia, dal presidente e dal vice-presidente (da lui appena eletti in carica); in cambio otteneva la garanzia che la Royal Bank of Scotland e la Banca d’Inghilterra avrebbero acquistato btp italiani fino a portare il differenziale di spread intorno ai 150 punti entro tre mesi al massimo; ma non é finita, si accordò con il potere finanziario oligarchico che da sempre ha come sogno e come ambizione quello di appropriarsi dei gioielli italiani che appartengono allo Stato (quindi al popolo che paga le tasse), vendendoli di lì a sei mesi.
In tal modo, si andava ad attaccare la spina dorsale della ricchezza della repubblica italiana statale, calcolata intorno ai 2000 miliardi di euro (unica garanzia per evitare di finire come qualche infausto stato Africano) oltre al fatto dell’importanza geo-strategica nell’avere sotto controllo statale ENI, ENEL, FINMECCANICA, ITALGAS, praticamente la gestione delle risorse energetiche e militari; andando anche ad intaccare la più importante risorsa italiana non finanziaria in assoluto: ovvero circa 10.000 opere d’arte e 2.500 edifici storici per un valore riconosciuto intorno a diverse centinaia di miliardi di euro; gran parte delle opere d’arte si trovano nei caveaux sotterranei di vari Musei, in Campidoglio, e nei caveaux sigillati controllati dalla Guardia di Finanza; si consentiva il via libera nel conferimento delle licenze d’esercizio ad uso capione della battigia di tutto il litorale adriatico da Ravenna al Gargano, comprensivo di un piano d’investimento turistico-alberghiero che avrebbe visto la gestione proprietaria in joint venture dei Lloyd’s di Londra e della Allianz di Francoforte che avrebbe, inevitabilmente, finito per strozzare tutto il settore alberghiero gestito come impresa a conduzione familiare, e che dà da mangiare a circa 2 milioni di persone dal Veneto alla Puglia, passando per Romagna, Marche, Abruzzo.
Poiché nell’accordo entrava anche la finanza araba, interessata sia a Eni sia alle grandi banche italiane, senza escludere ad un futuro interessamento pure per SNAM (così si troveranno a gestire sia il patrimonio immobiliare del nostro paese sia la possibilità di avere gangli importanti per il lavaggio veloce di capitali di dubbia origine) venne garantita, in quell’occasione, che la imminente ricapitalizzazione della più importante banca “made in Italy” (così come richiesto dalla BCE) cioè Unicredit, sarebbe avvenuta in modo tale da far passare il pacchetto di maggioranza di controllo a un pool gestito da dodici emiri della EAU (Emirati Arabi Uniti) nel Golfo Persico, in tal modo liberi di poter intervenire a proprio piacimento nella gestione della finanza italiana.
Dieci giorni dopo, inizia la ricapitalizzazione ufficiale di Unicredit che si conclude con successo intorno all’ 8 febbraio. Il controllo del gruppo passa quindi alla Aqbar Investment che sceglie come delegato a rappresentarli ufficialmente in sede di consiglio di amministrazione Luca di Montezemolo.
In data 6 giugno 2012, Corrado Passera ha definito Unicredit “una banca solida e in piena salute” peccato solo il deprezzamento del titolo in borsa di quasi 50% dopo poco tempo della ricapitalizzazione.
La finanziaria Araba Aqbar ha otuto così spostare circa 40 miliardi di euro, di cui non deve dar notifica a nessuno, rendendo di fatto la Unicredit una banca non più italiana, mi chiedo spesso quando vedo in Tv la pubblicità della Unicredit se la gente sa di questo “falso di mercato”.
Quaranta giorni dopo, il 28 febbraio, il differenziale di spread é sceso fino a 274 punti. Certamente non lo fu grazie alle manovre economiche del premier, bensì grazie al fatto che i partners privati dell’accordo stavano rispettando la parola data.
Esaltato dalla propria onnipotenza, Mario Monti annuncia in quel fatidico giorno: “Non vedrete più alcuna impennata di spread, ne potete star certi; stiamo calcolando il grande piano di investimento nazionale per la crescita basandoci sulla certezza che tra breve il differenziale di spread sarà ritornato a un sostenibile 150/200, forse, ma non voglio peccare di eccessivo ottimismo, addirittura sotto i 100 punti. In tal modo gli interessi che l’Italia deve pagare saranno molto ma molto inferiori a quelli precedenti e attuali”.
Peccato che tre mesi e mezzo dopo è a 449, il 232% in più delle previsioni del governo.

Cercando di fare un preciso calcolo sulle aspettative del premier fatte in quel momento, e l’esatta ratio del mercato, mancano altri 32 miliardi di euro che devono essere coperti.
A questo punto viene spontanea una riflessione: ” ma ci sono o ci fanno ?” a quanto pare sono degli incapaci, invece no, sono bravissimi, invece. Il punto è che il loro obiettivo non consiste nel fare gli interessi dell’Italia, ormai é evidente e bisogna cominciare ad urlarlo a gran voce.
Il loro obiettivo non consiste nel salvaguardare il patrimonio nazionale, quello finanziario, industriale, immobiliare, energetico, strategico, paesaggistico, geologico, artistico, culturale.
Il loro obiettivo non consiste nel pianificare una potenziale ripresa per impedire la svendita. Il loro obiettivo consiste proprio nel gestire la svendita.
Di sicuro c’é che, non vi é dubbio, sono bravissimi a servire chi ha interessi strategici nel mettere in ginocchio la ricchezza del paese, garantendo l’uscita dell’Italia (fino a pochi anni fa leader nella produzione di merci, beni e servizi) dalle nazioni che contano perché sono ricche di loro ed inoltre, sono bravissimi, non vi è dubbio: a far credere al paese, per la seconda volta in otto mesi, che “o è così o il baratro”.
Bisogna rendersi conto che si tratta della inderogabile presa di coscienza collettiva che dobbiamo assumerci assieme alle nostre responsabilità individuali e cominciare a pensare in proprio, senza aspettare che arrivi l’uomo del destino o qualche potenza straniera a salvarci.
Sono otto mesi che l’uomo del destino è arrivato. Sono otto mesi che le potenze straniere si sono schierate a disposizione per darci una mano e i risultati odierni stanno sotto gli occhi di tutti.
La bagarre tra americani, inglesi, tedeschi e austriaci, su chi attacca oggi l’Italia e chi, invece, la difende, non è altro che una squallida giocata a poker tra squali, per di più impietosi, seduti al tavolo dove li ha messi a giocare Mario Monti, garantendo tutti che le carte sono truccate, perché lui è il mazziere.
“It’s just business”, sulla pelle di tutti noi. Contano sul fatto che tanto gli italiani si bevono qualunque cosa.
Sinceramente, preferisco fare lo sciopero della sete.

 

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