Monti e Albertini pancia a terra per far perdere la Lega

di GIANMARCO LUCCHI

La Lombardia è un crocevia fondamentale delle prossime elezioni, non solo perché si tengono le regionali, ma anche per l’influenza sulle politiche. Che sia o meno come l‘Ohio, la giornata di ieri ha dimostrato che la Lombardia e‘ in cima ai pensieri di chi si candida a governare il Paese. Nel giro di poche ore, a Milano, i tre principali candidati alla presidenza della Regione si sono presentati di fronte alle telecamere per lanciare le loro sfide incrociate e rivendicare la capacita‘ di dare nuove risposte a quella che fu la questione settentrionale, ma con lo sguardo anche agli equilibri in Parlamento. Dibattito che vicino al centrodestra ha assunto i toni dell‘esuberanza: se il leghista Roberto Maroni, forte della nuova alleanza col Pdl e deciso a ottenere per il territorio il 75% del gettito fiscale, ha definito ‘‘ormai ininfluente‘‘ la candidatura di Gabriele Albertini, a sostenere l‘ex sindaco di Milano nel ruolo di terzo incomodo fra lui e Umberto Ambrosoli si e‘ presentato a sorpresa il premier Mario Monti. Monti ha bollato come ‘‘deludenti‘‘ i risultati dell‘azione politica del Carroccio e ha battezzato la sua Agenda lombarda. I due mondi appaiono inconciliabili.

‘‘Da domenica gli scenari sono cambiati: ormai e‘ ininfluente, vinceremo anche se Albertini sara‘ in corsa in Lombardia‘‘, ha detto Maroni partendo dal patto di Arcore, che a suo giudizio ‘‘ha messo in moto un meccanismo di ottimismo fra i cittadini‘‘ nei confronti del centrodestra. Non solo, il leader leghista ha anche assicurato la fattibilita‘ del suo progetto di macroregione, nonostante le critiche arrivate da sinistra e lo scarso calore mostrato da Berlusconi. Lasciare il 75% del gettito fiscale sul territorio ‘‘si puo‘ fare‘‘ anche senza cambiare la Costituzione: ‘‘Se poi bisognera‘ cambiare qualche legge la cambieremo‘‘, e‘ stato il ragionamento fino a immaginare anche una Lombardia ‘‘a statuto speciale‘‘.

Sul fatto che Maroni non vincera‘, Albertini e‘ ancora pronto a scommettere quella Ferrari che l‘ex ministro dell‘Interno invece gli ha chiesto di preparare. ‘‘Me la terro‘ – ha risposto Albertini – perche‘ lui non sara‘ presidente, c‘e‘ un terzo dei suoi elettori che non condivide l‘alleanza con il Pdl. E con noi ci saranno liste leghiste, come l‘Unione Padana‘‘. Quest’ultima è però un’affermazione che non corrisponde al vero: UP in questo momento è al centro di variegate attenzioni e solo la prossima settimana deciderà il da farsi. E‘ stato pero‘ il presidente del Consiglio (il quale candida al Senato, sempre in Lombardia, Albertini con Pietro Ichino e Mario Mauro) a usare le parole più dure sulle ambizioni del Carroccio. ‘‘Sono profondamente deluso – ha detto Monti – dall‘impostazione della Lega, per la quale avevo anche simpatia, e di cio‘ che ha ottenuto per il Nord e il Paese, un bilancio che mi sembra pieno di negativita‘, anche per il contributo dato al Governo che ci ha preceduto‘‘.

Le grandi manovre del centrodestra e le incognite fino a ieri collegate all‘area montiana hanno per ora messo in secondo piano la campagna del centrosinistra, che punta a riconquistare la Lombardia dopo 18 anni di amministrazione Formigoni e ad avere un buon risultato anche per il Senato. ‘‘Mi sembra che la proposta di Albertini vada assieme a quella di Maroni nella massima continuita‘ con quanto realizzato sino ad oggi in Lombardia‘‘, ha affermato il candidato Umberto Ambrosoli, presentando ieri le sue candidature civiche. ‘‘Facce nuove e teste nuove‘‘, ha promesso. Ora manca solo il debutto di Beppe Grillo. E poi tutte le carte saranno in tavola, in Lombardia.


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