Monti: basta accanimento finanziario, porti i libri italici in “Tribunale”

di FABRIZIO DAL COL

Prima che sia troppo tardi, Monti la faccia finita una volta per tutte. Insistere con lo scarica barile è un esercizio tipicamente italico che, causa il  ripetersi costantemente negli anni, ha portato il Bel Paese alla rovina. Con le dichiarazioni rilasciate ieri, “Il contagio è in corso, e non da oggi”, il premier ha preso le distanze da quelle che invece dovrebbero essere le sue responsabilità. Il presidente del Consiglio, proseguendo, ha anche spiegato che il “contagio è quel disagio che attraverso i mercati colpisce con una maggiore incertezza e una minor fiducia sull’irreversibilità dell’euro i Paesi che sono sullo stesso carro e che per ragioni storiche e strutturali non sono seduti sulla panca centrale e solida del carro. Se non ci fossero state le situazioni problematiche di alcuni Paesi – ha aggiunto – i tassi sarebbero più bassi”. Quindi, interpretando queste affermazioni, la colpa è dei tassi troppo alti causati da paesi che non siedono nella panca centrale dove invece siede l’Italia ora. In sostanza: da un lato la colpa non è sua e del suo governo se i tassi crescono e dall’altro l’Italia, diversamente dai paesi con altre problematiche, ha il vantaggio di essere seduta sulla panca centrale. Nell’articolo pubblicato ieri dall’Indipendenza, la redazione cita (oltre ad altre) una importante affermazione rilasciata dal premier Monti: “Tra le cause dell’aumento dello spread c’è anche “l’incertezza politica sulla continuazione e il rafforzamento delle riforme strutturali” nel momento in cui si avvicinano le elezioni italiane”. Tale affermazione risulta anche rafforzata dalla successiva: “Il premier ha citato tra i responsabili dei tassi di interesse elevati la mancata definizione, ancora, dei “meccanismi operativi” dello scudo anti-spread, ma anche “l’incertezza del quadro politico”. Tanto più che “si avvicina il termine di un’esperienza che è nota e invece il futuro è ignoto”.

Ho scritto proprio pochi giorni fa su questo giornale del rischio “pataccone” in arrivo con la scusa dell’emergenza nazionale, ebbene analizzando bene quanto sopra e ciò che sta accadendo in queste ore, un rinvio delle elezioni politiche del 2013 potrebbe diventare una soluzione non peregrina. Mi chiedo: si sta tentando di salvare l’Italia o, viceversa, si vuole salvare l’Europa e la moneta unica? Perché nel caso l’intento fosse il secondo, allora si capisce meglio chi sono gli attori che hanno voluto avviare la crisi e anche il fine della stessa. Che farebbero poi? Per l’Italia sarebbe inevitabile il congelamento del debito pubblico che gli italiani hanno già subito e vissuto con l’era Mussolini, per poi “spalmarlo” insieme agli altri paesi nella costituenda Europa politica. E chi potrebbe essere quella figura carismatica, tecnica, politica ed internazionalmente affidabile in grado di traghettare l’Italia (causa “emergenza nazionale”) nell’unico luogo dove secondo le loro visioni il rischio fallimento potrebbe essere definitivamente scongiurato? La risposta è lapalissiana.

Non sarebbe invece il caso di valutare l’opportunità di congelare il debito pubblico, demolire lo stato unitario per costruirne uno nuovo confederato, rinunciando a partecipare a un’Europa che altro non sarà se non una struttura ” sovrannazionale, unitaria e statalista”, formula di cui l’Italia conosce ampiamente i limiti? Ecco perché ritengo personalmente il premier Monti inadatto a gestire ciò che sta per accadere. Infine, il premier la smetta con l’accanimento finanziario e porti i libri in Tribunale visto che, in funzione di quanto sopra,  forse l’azzeramento della vecchia politica e dello Stato sarebbero una grande opportunità.

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