Mogherini: quando il Pd, a differenza di altri, ti manda a scuola

di STEFANIA PIAZZOAPTOPIX Mideast Israel Palestinians

C’erano una volta le scuole di partito. Partito Comunista e Democrazia cristiana hanno fatto scuola. Hanno fatto storia i movimenti giovanili, sempre Pci e Dc, dalle cui schiere uscivano i politici per il ricambio. Movimenti giovanili veri, s’intende, non camuffati da regolamenti e statuti che mantengono in pista i quarantenni a capo dei rispetti Movimenti Giovanili. Fino a 25 anni, massimo, stavi dentro il vivaio a studiare. Fino all’ultimo, la vecchia Democrazia Cristiana lombarda, per i propri giovani polli, organizzava nella vecchia sede di via Nirone, dietro Sant’Ambrogio, dei master di specializzazione con la Bocconi (sul finire degli anni ’80 e fino a poco prima che il partito “adulto” sprofondasse negli scandali). Insegnavano a redigere i bilanci (non prima di essere passato per le scuole di formazione provinciale), a far quadrare i conti di una delibera di giunta, con i soldi in cassa, a comunicare con gli amministrati e, persino, a come condurre una trattativa sindacale, in notturna, per spuntare un accordo politico. Erano simulazioni di volo, ma non erano gettati nell’arena dei populisti qualsiasi. Reggevano un confronto, sapevano parlare.

Quando il babbo Andreatta, ad esempio. era ancora in politica attiva, il giovane figlio universitario solcava da anni le università americane, specializzandosi in politica estera. Lo stesso Pistelli, altro nome che il Pd ha cavalcato in fatto di politiche internazionali. Scuole di partito, e studi all’estero, per masticare la politica estera. Che non vuol dire soltanto varcare il Po e andare a Roma. Ammesso oggi sia ancora considerata terra estera.

Il Pd non ha abbandonato la sana abitudine di far studiare i propri pollastri e, che lo si voglia o meno, simpatica o no, il nuovo capo della diplomazia europa, Federica Mogherini, arriva dalla scuola di partito. Non è sufficiente? Domanda: gli altri giovani rappresentanti di altri partiti responsabili del settore esteri, da dove arrivano?

Il Pd, in una fase di primo investimento politico-culturale, aveva lasciato che la giovane rampolla approdasse negli uffici della Farnesina anche a nome dell’Unione grazie al semestre Ue. E nell’immediata vigilia dell’inizio della tornata di presidenza dell’Italia, in un viaggio a Copenaghen a fine giugno, lei già chiariva di voler lavorare perché il semestre fosse “l’avvio di una nuova stagione per l’Europa”, proponendo “un nuovo metodo” sotto il profilo delle dinamiche interne ma anche rispetto a una proiezione internazionale che in passato ha faticato assai a prendere forma.

Una tesi di filosofia politica sul rapporto tra religione e politica nell’Islam,  durante l’Erasmus a Aix-en-Provence, al lavoro nel Dipartimento Esteri del Pd di cui poi è diventata responsabile.

I portaborse degli europarlamentari degli altri partiti, giusto per stare vicino a casa nostra, in Padania, che curriculum avevano o hanno?

Il Pd alla giovane Mogherini aveva affidato i dossier su Medio Oriente e Mediterraneo, Iraq, Afghanistan. Ma anche la presidenza della delegazione parlamentare italiana presso l’Assemblea parlamentare della Nato e il lavoro con il Consiglio interparlamentare dell’Alleanza con l’Ucraina. E, sempre il Pd, le aveva detto di occuparsi dei rapporti con i Democratici americani. Insomma, non faceva rally, non era lì solo perché spiaccicava un po’ di inglese o conosceva i movimenti indipendentisti. Aveva una visione un po’ più ampia del concetto di politica estera: gli equilibri.

Chi va a scuola, di solito, passa gli esami. Impara a leggere i giornali, anche quelli stranieri, ogni tanto. Gli altri vanno al seguito, delle ruote del carro.

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