“MISSIONE SABOTAGGIO” DI TRE CERCHISTI A GEMONIO

di GIANLUCA MARCHI

All’interno della Lega Nord, «ci sono state delle contrapposizioni, delle diverse modalità di interpretare i problemi che si stanno chiarendo». E la «saggia decisione di Umberto Bossi di disporre i congressi è la scelta che stempera tutte le contraddizioni e le contrapposizioni, perché in quella sede ci chiariremo, discuteremo e troveremo una linea». In questi termini il sindaco di Varese, il leghista Attilio Fontana, ha parlato della situazione del Carroccio conversando coi giornalisti a margine della firma del Patto per la casa a Palazzo Lombardia. Fontana ritiene inoltre che «la scelta della Lega di correre da sola sia una scelta giusta» alle prossime elezioni amministrative. «Ho sempre sostenuto – ha comunque aggiunto – che oltretutto si dovrebbero fare delle distinzioni, fra le alleanze che in certi territori hanno funzionato e quelle che non hanno funzionato. In questo momento l’unico dato di fatto certo è che la Lega e il Pdl sono su due parti distinte della barricata rispetto a questo governo che sta facendo scelte devastanti per gli enti locali e il ceto medio».

Dalle parole del sindaco varesino, esponente di punta dell’area maroniana, sembrerebbe che la Lega abbia intrapreso una strada di chiarimenti e di relativa pacificazione interna. Tuttavia le notizie che provengono dalla pancia del Carroccio dicono esattamente il contrario.

Nei giorni scorsi abbiamo appreso che Rosi Mauro, esponente di punta del cerchio magico-malefico, è stata rimossa dagli incarichi straordinari di “legato”, cioè di commissario in Emilia e in Liguria. Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali, si è affrettato di far sapere al mondo che non si è trattato di una rimozione, ma più semplicemente della naturale conclusione di un mandato straordinario che avrebbe prodotto importanti frutti. Certo, la “badante commissaria” ha tagliato teste a più non posso e ha sbattuto fuori dal Carroccio tutti coloro che si sono azzardati a criticare il manovratore e la “cerchia” dei fedelissimi. Insomma, il compito è stato quello di “normalizzare” due “nazioni” particolarmente riottose e in subbuglio.

Ma il giorno dopo la conclusione del mandato i bossiani-cerchisti si sono subito allarmati e hanno cominciato a pensare con terrore ai congressi nazionali proprio della Liguria e dell’Emilia, da svolgere entro il mese di giugno. Perché con terrore? La spiegazione è presto data: siccome i cerchisti sanno i essere minoranza rispetto all’onda montante dei maroniani, andando a congresso sono pressoché sicuri di perdere quelle postazioni di controllo che hanno assunto grazie ai commissariamenti.

Dunque, la consegna è di cercare in tutti i modi di evitare lo svolgimento die congressi nazionali. Ma come fare, se a questi appuntamenti è stato dato il sostanziale via libera da parte del Consiglio federale? L’unico modo, devono aver pensato, è quello di convincere il grande capo, cioè Umberto Bossi, a fare marcia indietro. Così mercoledì pomeriggio una delegazione di tre cerchisti è partita alla volta di Gemonio per mettere a segno la “missione sabotaggio”. Del terzetto erano parte l’immancabile Marco Reguzzoni, il ligure Giacomo Chiappori (foto a fianco), deputato e sindaco di Diano Marina, e l’emiliano Giovanni Torri, senatore nativo di Parma ma residente a Bergamo.

Al momento non si conosce l’esito della missione, che tra le altre cose comprendeva la richiesta di rimettere in sella il “legato” Rosi Mauro per tenere appunto le due “nazioni” sempre sotto il tacco del commissariamento.  Probabilmente il Senatur avrà preso tempo, per poter studiare le mosse giuste da compiere senza sollevare l’indignazione, o anche qualcosa di peggio, da parte dei cosiddetti “barbari sognanti”.

Del terzetto “missionario” singolare è la figura del senatore Torri (nella foto a fianco), alla sua prima legislatura. Ex autista di Roberto Maroni, è stato anche responsabile della sicurezza della sede milanese del ministero del Welfare quando titolare era appunto l’esponente leghista dal 2001 al 2006. Insomma, le fortune politiche di questo personaggio descritto dagli atteggiamenti un po’ smargiassi sono dipese esclusivamente dale’ex titolare dell’Interno. Cosa sia successo dopo il suo approdo a Palazzo Madama resta tuttavia un mistero. Sta di fatto che il Torri è passato con i “cerchisti”, dopo averne dette di tutti i colori contro il segretario federale, da lui un tempo appellato come l’”omino di Gemonio”. Ora, invece, si reca in pellegrinaggio proprio a Gemonio per convincere quell’omino a mettersi ancora una volta di traverso all’ascesa interna dei “barbari sognanti” e del loro ispiratore.

 

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