Menniti, la destra intelligente. L’ultimo saluto ad un divulgatore atipico

di CARLO ZUCCHI

Domenica 6 aprile 2014, all’età di 75 anni, si è spento a Brindisi, città di cui è stato sindaco fino al 31 agosto 2011, Domenico Mennitti. Nato l’11 agosto 1939 a Termoli, è stato deputato del Msi dal 1979 al 1991, anno in cui lascia il partito, perché in disaccordo con Gianfranco Fini appena rieletto segretario, e si dimette da parlamentare rinunciando al vitalizio, nonostante mancassero soltanto due mesi per ottenerlo.

Già questo dovrebbe bastare a dedicargli prime pagine in questi tempi di moralismo. Peccato che quello in voga oggi sia un moralismo facile, fratello gemello di quello scandalismo che appaga il voyeurismo delle plebi, nonché l’ego di magistrati e burocrati e del loro innato desiderio di moralizzare il mondo a suon di divieti che, lungi dall’estirpare la corruzione (anzi!) hanno l’unico effetto di soffocare l’inventiva di chi ha voglia di fare e il desiderio di intraprendere. In ogni, modo, una volta lasciato il Msi, Mennitti torna alla politica attiva nel 1994 come coordinatore di Forza Italia, ma l’avventura dura poco e nello stesso anno fonda Ideazione, rivista di cultura politica e casa editrice. Quest’ultima ha ripubblicato volumi come Riflessioni sulla rivoluzione in Francia di Edmund Burke, Storia della libertà di Lord Acton e L’oppio degli Intellettuali di Raymond Aron; ha pubblicato L’era delle tirannie di Èlie Halévy, Storia intellettuale del liberalismo di Pierre Manenti, La sconfitta delle rivoluzioni di André Ropert e Il Novecento, secolo del male di Alain Besançon, solo per citarne alcune. Ma ha anche pubblicato autori come Julièn Freund, Fernando Pessoa, Bruno Leoni, Luciano Pellicani, Julièn Benda, Walter Bagehot, Frieidrich von Hayek, Karl Popper, Giuseppe Maranini, Raimondo Cubeddu e il suo Atlante del liberalismo, per finire a Benjamin Constant (Riflessioni sulle costituzioni e le garanzie) e a Democrazia e povertà di Tocqueville. E questa è solo una breve rassegna delle pubblicazioni e alcune delle opere edite da Ideazione sono state ripubblicate da altre case editrici, soprattutto Rubbettino e Lindau.

E alla casa editrice si affiancava la rivista, un mensile che ha dato la possibilità ad autori cattolici, liberali e libertari, alcuni organici al centrodestra e altri no, di far conoscere se stessi e le idee più innovative del pensiero liberale applicate nei paesi più avanzati e che mai, purtroppo, hanno visto la luce in Italia in questi vent’anni. Fra questi, basti ricordare Marco Bassani e Nicola Iannello, oppure Alberto Mingardi, Carlo Lottieri, e Carlo Stagnaro (sempre per citarne solo alcuni), che poi fonderanno l’Istituto Bruno Leoni, che sempre maggior credito va conquistandosi nel panorama italiano dei think tank e non solo.

Quel che dispiace, però, è che l’eredità di Mennitti e di quella splendida avventura che è stata Ideazione è stata solo in minima parte raccolta e rischia fortemente (per usare un eufemismo) di cadere nel dimenticatoio. E questo è un vero peccato. Oltre che una palestra per giovani cattolici, liberali e libertari, Ideazione fu un pensatoio messo a disposizione del centrodestra con passione e spirito di servizio fra la seconda metà degli anni Novanta e l’inizio del terzo millennio. Un’offerta lasciata cadere ignominiosamente da una classe dirigente miserrima dedita più a una mondanità sciatta che alla formulazione di idee innovative, al piccolo cabotaggio e alla gestione (spesso illegale) delle clientele, piuttosto che a riformare il paese, pur tra i mille bastoni tra le ruote che le istituzioni del Bel paese mettono a chi vuole renderlo più efficiente, concorrenziale e moderno. Inizialmente, quando il centrodestra italiano era all’opposizione dell’Ulivo dal 1996 al 2001, iniziative come Ideazione non mancavano e la speranza di una stagione di rinnovamento, anche culturale, del centrodestra dopo la stagione del nulla culturale democristiano, sembrava alle porte. Invece, una volta al governo, il centrodestra ha gettato la maschera dimostrando quanto hanno ragione a sinistra a denunciare l’idiosincrasia del ceto medio italiano verso la cultura. Ariguardo, vorrei citare un episodio: nel 1997 venne a Bologna Antonio Martino e per l’occasione venne predisposto un banchetto con dei libri, molti dei quali editi da Ideazione. Ebbene, gli unici due volumi venduti furono due coppie di Finché c’è Fede di Emilio Fede, a testimonianza che la cultura dell’elettore medio di centrodestra non va oltrela televisione. Non a caso, gli unici ministri che hanno concluso qualcosa nel centrodestra sono stati Castelli (sua la riforma della giustizia che la sinistra e il partito dei magistrati ha prima sospeso e poi demolito) e Maroni (suala legge Biagi e la mini riforma delle pensioni quando era Ministro del Lavoro e suoi i provvedimenti contro gli sbarchi dei clandestini quand’era Ministro dell’Interno), ministri entrambi della Lega, ossia del partito che ha fatto del becerume e della volgarità il suo marchio di fabbrica.

Politicamente, il leader del centrodestra italiano Silvio Berlusconi è stato il continuatore di Bettino Craxi (socialista…), ma da quest’ultimo non ha mai ereditato la consapevolezza che la cultura conta. Infatti, di origini socialiste è la casa editrice Marsilio, ancor oggi presente con volumi di alto livello come L’intelligenza del denaro di Alberto Mingardi e Berlusconismo di Giovanni Orsina (giusto per citarne due) ola vecchia Sugarcoche fino al 1992, oltre ad autori socialisti antimarxisti come Luciano Pellicani, pubblicava autori anti-comunisti, fossero essi conservatori come l’allora giovane Marcello Veneziani, liberali come Sergio Ricossa, Bertrand de Jouvenel (Del Potere) o libertari come Riccardo La Conca, oltre a grandi nomi come Ortega y Gasset, Wittfogel e il suo Dispotismo Orientale, o dissidenti come Sacharov, Kolakowski e Feher.

Insomma, Domenico Mennitti fu protagonista di una stagione che prometteva tanto e che ha mantenuto poco o nulla. E questo non certo per colpa di questo eroe, la cui unica colpa è stata quella di predicare nel deserto, tanto che la notizia della sua morte, esclusion fatta per un paio di pezzi sul Giornale di Macioce e Veneziani, è passata quasi sotto silenzio, soprattutto a destra, dove nessun politico ha trovato l’occasione di dire una parola o di evocare il ricordo di un uomo il cui unico torto, ai loro occhi, è forse stato quello di vedere oltre il proprio naso. Dimostrando una volta di più quanto sia vero ciò che scrisse Hayek ne La via della schiavitù, ossia che in politica emergono sempre i peggiori.

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3 Comments

  1. Articolo stupendo, ricordo benissimo che io, neanche elettore di FI, ero uno dei pochi acquirenti della rivista in una città che dava il 30% ai berlusconiani. A Silvio la cuktura non e’ mai interessata, e lo squallido teatrino ventennale dei suoi sodali ne è la riprova. Il centrodestra italiano continua la sordida politica democristiana

    • non sò chi sei, ma quanto hai ragione!!! quante speranze vanificate! ora possiamo dirlo anche se con molta tristezza, eppure…Berlusconi ha dimostrato intelligenza ( a parole!) nel suo partito sono passate persone politicamente ed intellettualmente valide!!! possibile, mi chiedo, che è solo pigrizia o paura delle toghe? in realtà, oggi, dobbiamo dirci che chi aveva qualcosa da dire, ha usato il trampolino di F.I. per poi andarsene !!!possibile che non ne ha indovinata una nella scelta delle persone? ma come è possibile che 1 soggetto che ha dimostrato tanto valore come imprenditore, 1 volta in politica fa scegliere ad altri??? perchè demanda sempre ad altri? non riesce a valutare il valore politico/intellettuale delle persone o è succube di soggetti tipo LETTA ( tanto x non far nomi?) se è ricattabile perchè si ostina ad esserci? in quale voragine s’è cacciato x difendere la sua “virilità” perduta !!!! TUTTO purchè venga taciuto il danno subito dal tumore….e la sx, che ha individuato la debolezza, ancora ci gioca, quanti voti persi ! quanta FIDUCIA persa! si, la gente ha capito che Md ha colpito ingiustamente, ma quel ” ci ha messo anche del SUO” cosa intende se non il fatto che i benpensanti sono rimasti convinti che questo è “malato di sesso?”…perchè ancora NO alle primarie? potremmo salvarci…ci sono giovani (uomini/donne) validi bah! peccato!
      si,la cultura è solo di sx! LUI ne è spesso l’editore!
      complimenti per il suo articolo!

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