Alla stampa italiana vada di traverso il prosecco di Refrontolo

STAMPA 2di STEFANIA PIAZZO

Danno la colpa al prosecco! La melma del patto di stabilità è il vero killer di Refrontolo. Quando leggi che almeno il 30% delle risorse che sarebbero disponibili per interventi in materia di dissesto idrogeologico del Paese, complessivamente oltre 2,3 miliardi di euro, “sono bloccate dal dovere di rispettare il patto di stabilità”, e quando lo senti dire da un ministro dell’Ambiente, in visita sul disastro della Marca Trevigiana, ti viene subito da chiedere: dovere di rispettare per cosa? Ma voi, dove eravate prima? Con Monti, con Bersani, con Renzi adesso e il patto del Nazareno compreso, a decidere di alta politica tranne che della vita dei cittadini, imponendo ai Comuni del Nord di non spendere per mandare a morire poi la gente.

Ogni volta che piove, il territorio svacca. Perché si è pensato a costruire, e lo sappiamo, perché non si fanno lavorare i geologi, e lo sappiamo. E perché conservare un paese frammentato costa. Il patto di stabilità è una di quelle condanne come lo spread, che ci porta ad una eutanasia programmata. 

Ma è soprattutto quando leggi inchieste che scaricano su una presunta desertificazione del suolo dovuta alla coltivazione dei vigneti per il prosecco, quasi a incattivirsi per forza di cose su un’eccellenza e farne un mandante diretto delle tragedie, una sorta di “avete voluto diventare ricchi, adesso pagate, e pagate con la vita”, beh, il segno è superato.

Il risentimento della stampa italiana verso un territorio che vive della sua ricchezza e genialità umana, è l’indice grezzo e rozzo del rantolo del sistema contro un popolo e la sua terra. Da punire perché capace di scavarsi una nicchia e resistere alla crisi. Diventi un padroncino? Allora sei un ladro, crepa. Lavori? Rubi. Se non ti prende il fisco, almeno ti sommerga come una calamità biblica la melma della ricchezza, sterco del demonio.

Insomma, a Refrontolo il Veneto ricco e con spinte indipendentiste se l’è proprio cercata. Visto cosa succede ad alzare troppo la testa? A fare i becchini ci pensano i soloni della grande stampa, non vedono l’ora di castigare quelli che parlano come loro: giornalisti veneti che si improvvisano esperti di idrogeologia e che devono sputtanare i veneti. Vi vada di traverso il prosecco.

 

 

 

Lo ha sottolineato oggi, a Refrontolo, il ministro per l’ambiente, Gian Luca Galletti, in un incontro con la stampa e con gli amministratori locali. “Si tratta di una cifra molto importante nell’arco di un periodo molto lungo da mettere a disposizione – ha riconosciuto – ma nel frattempo ragioniamo su come utilizzare le risorse che gia’ ci sono”. “A cominciare – ha spiegato – dalla sistemazione delle zone piu’ a rischio. Noi stiamo facendo una mappatura di tutte le zone italiane piu’ a rischio. Dovremmo cominciare da li’, sistemando i territori e le zone fluviali piu’ critiche per poter indirizzare gli interventi piu’ adeguati”. Per il ministro, infine, il problema che si e’ verificato a Refrontolo rappresenta un insieme di situazioni “che si risolvono se tutti gli enti locali fanno la loro parte e se i cittadini si assumono la responsabilita’ fino in fondo nel mantenimento del proprio ‘giardino'”. 

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