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Matteo si è rottamato da solo, non becca neanche il reddito di cittadinanza

Schermata 2019-08-20 alle 20.24.24di Roberto Bernardelli – Un suicidio politico che non è stato necessario assistere, una eutanasia prematura. L’ascesa e la discesa di Matteo Salvini, lo scivolone tattico che neppure un segretario di sezione di paese avrebbe ordito contro politici culturalmente più preparati di lui, lasciano sorpresi. Hanno sorpreso i toni crescenti in termini di accaparramento del potere senza rendere conto di come i suoi stretti collaboratori armeggiassero in politica estera, in mutui per case, anzi, palazzine. Circondato da un cerchietto magico senza arte né parte, si è rottamato da solo. Lascia perplessi il linguaggio che sembrava l’eco di un ventennio triste e populista.

Ha sacrificato per la brama di potere il Nord. Anche questa volta l’autonomia è andata a quel paese, come le accise, come la flat tax, come le pensioni, come tutto quanto è carne al fuoco per il barbecue elettorale, poi finita la propaganda, resta la rabbia e la fame.

Per parafrasare una scrittrice a lui cara, verrebbe da dire che questa pessima e sottomessa pagina istituzionale è la brama e il petrolio. Russo, quello che ha alzato un polverone giudiziario mica male. E adesso, che perde palazzi e staff, i pieni poteri li eserciteranno gli altri. La preda è evidentemente smarrita, un discorso in Senato di mediocre lignaggio politico, lascia intravedere spazi così ampi per i prossimi attacchi. Voleva diventare un uomo solo al potere, è semplicemente un uomo solo.

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