Maroni: “Disponibile a dialogare coi movimenti indipendentisti”

di GIANLUCA MARCHI

“Nell’ottica di una Lega che sta abbassando i ponti levatoi per smettere di rimanere chiusa nella sua rocca, intendo parlare e confrontarmi con tutti coloro che hanno gli interessi del Nord al primo posto delle rispettive strategie. Per questo penso sia utile un confronto anche con i movimenti indipendentisti e autonomisti: non mi interessano le loro dimensioni, purché siano rappresentativi di uno specifico territorio anche piccolo, ma in quell’area essi rappresentino veramente qualcosa”.

Ho avuto un lungo colloquio con Roberto Maroni. Abbiamo parlato di politica e del progetto che sta nella testa del nuovo segretario della Lega Nord: lui è convinto che gli stati nazione siano alla fine del loro percorso e dunque vede per il futuro del continente l’Europa dei Popoli o delle Regioni e in quel contesto la Padania, che resta l’approdo finale del progetto leghista, avrà un ruolo decisivo insieme alle altre macroregioni della Mitteleuropa. E tuttavia dice: “Mi rendo conto che oggi come oggi il termine Padania è automaticamente associato alla Lega e ciò rende difficile mobilitare forze (sociali, economiche e politiche) che invece potrebbero far convergere i rispettivi sforzi per raggiungere il risultato che tutti auspichiamo: per questo ho scelto il messaggio “Prima il Nord” per inaugurare il nuovo corso, un’idea che ho mutuato dallo slogan “Prima il Veneto” utilizzato da Luca Zaia quando nel 2010 si è candidato a governatore della sua Regione”. E il primo appuntamento significativo in questo senso sarà a fine settembre nella due giorni degli Stati generali del Nord, ai quali Maroni intende invitare sindacati, imprenditori, esponenti del mondo economico e finanziario, studiosi, politici, giornalisti e rappresentanti della Chiesa (per la loro valenza sociale) perché da questo consesso escano idee e proposte concrete che possano andare a costituire l’agenda di “Prima il Nord”.

Nell’ambito degli Stati generali potrebbe avvenire anche il contatto/confronto con i movimenti indipendentisti disponibili a dialogare con la nuova Lega e più in generale con tutte le “forze nordiste”. E qui Maroni dice anche qualcosa di più: “Non dico nulla di stravolgente quando ammetto di non essere un secessionista, anche perché oggi la secessione vorrebbe dire ricorrere alle armi. Ripeto, io vedo un percorso che porterà inevitabilmente a una diversa aggregazione europea. E tuttavia penso che una componente indipendentista sia importante e vitale per la nuova Lega: non solo perché esprime le sensibilità di una parte non piccola dei leghisti, ma anche perché deve essere sempre pronta a tirare la giacca al segretario, e anche a criticarlo, quando dovesse essere troppo moderato. E sarebbe auspicabile che nuove forze e nuovi leader dessero voce a questa componente. Ma dico anche un’altra cosa: siccome al congresso di Assago la Lega s’è trasformata da partito federale a partito confederale, nelle singole Nazioni/Regioni non è più un dogma che il movimento sia rappresentato da una sola sigla”.

Interpreto io, a questo punto, le parole di Maroni: prendiamo la Lombardia, stando all’evoluzione confederale, in teoria non è detto che la Lega Nord debba coincidere solo con la Lega Lombarda, ma in pratica potrebbe esserci un altro movimento (o più) che entra a far parte del Carroccio. E così anche nelle altre Regioni. E’ un percorso delicato e non facile che con una certa dose di coraggio Maroni si dice disposto ad affrontare.

Da qui il passaggio politico successivo è su quello che Maroni chiama il “modello Verona” come strumento per arrivare a governare le tre principali Regioni del Nord. “E sia chiaro – dice il neo segretario – che non è il modo per porre la mia candidatura alla guida della Regione Lombardia quando riusciremo a convincere Formigoni a mollare, perché il candidato presidente non sarò io”.
“Il modello Verona – ci spiega Maroni – è la strategia volta ad aggregare intorno alla Lega e a un uomo espressione della Lega (nel caso il sindaco Tosi) liste e forze politiche che non sarebbero mai confluite dentro la Lega e che hanno raccolto i voti di cittadini che non avrebbero mai votato la Lega direttamente. E’ dunque un modello inclusivo, che tende ad allargare l’alleanza il più possibile per metterla in condizione di ottenere la maggioranza e di governare. Penso che questo disegno sia replicabile per la Lombardia, se si dovesse votare nel 2013, e per Veneto e Piemonte nel 2015. A quel punto le tre Regioni del Nord sarebbero governate da uno stesso blocco politico e potrebbero tranquillamente dettare le proprie condizioni sia a Roma che a Bruxelles”.
“Questa mi sembra la sola strada praticabile – conclude Maroni – posto che oggi è impensabile pensare di arrivare al 51% degli elettori in altra maniera e men che meno attraverso il solo strumento della Lega”.

Il “blocco del Nord” per dirla in altri termini, che a Verona ad esempio ha portato alla spaccatura del Pdl locale, che in maggioranza s’è schierato con Tosi, presuppone in un certo senso di continuare a spaccare il Pdl oppure di arrivare a un accordo che preveda uno scambio del genere: appoggio alle elezioni politiche nazionali al Pdl in cambio della non presenza di quest’ultimo alle elezioni amministrative, se non attraverso liste civiche che partecipano al “blocco del Nord” aggregato dalla nuova Lega.

Nel complesso quello di Maroni è un progetto alquanto ambizioso, che  richiederà un cambio di mentalità in primis al suo partito dopo anni di sclerotizzazione nell’alleanza con Berlusconi che non ha prodotto risultati dal punto di vista delle finalità statutarie. Sarà in grado il Carroccio di affrontare questa nuova stagione, senza cadere negli errori e nei vizi dell’era Bossi? Ai prossimi mesi l’ardua sentenza. E anche alla volontà degli indipendentisti non chiusi nella loro “torre d’avorio” e disposti a mettere da parte i risentimenti che nutrono rispetto a chi ha fin qui deluso le loro aspettative.

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