Lo strano caso della Lega Nord, di Berlusconi e di Bersani

di GIOVANNI MARINI

Oggi 14 dicembre 2012 sono pronto a scommettere le bretelle di mia nonna in cariola che Roberto Maroni diventerà governatore della Lombardia. Ho stima di Maroni perché è uno dei rari politici che non suggeriscono astio nei confronti di chi fa l’osceno mestiere di parlamentare italiano. Dà l’idea di persona capace, efficiente, aperta e con le idee chiare. Ha un solo difetto: è integralmente italiano.

Quel che Berlusconi è riuscito a fare, è mettere l’italiano in condizioni di ammettere la verità sul futuro architettato. Berlusconi ha dato a Maroni l’appoggio per la candidatura alla presidenza della Lombardia, ma non è stato ricambiato con la stessa cortesia. Un problema con la base che non ama l’imprenditore milanese? No. Una strategia che viene da lontano, vale a dire un’alleanza già avanzata ma sotterranea, col PD di Bersani nonostante la parte sana dell’elettorato della Lega sappia quanto poco valga l’ambizione socialista per la trasformazione dell’Italia in una nazione vivibile. A dimostrazione di ciò, c’è la candidatura debole di Umberto Ambrosoli, figlio di Giorgio, assassinato dalla politica mafiosa. C’è uno strano destino in questi orfani famosi ed è quello di essere usati come i fazzoletti di carta; quelli che si gettano dopo l’uso. Così fu per Dalla Chiesa e di lui si ricorda solo la battuta che circolava al tempo della sua candidatura a sindaco di Milano: è come una patata, la parte migliore è sottoterra.

La strategia dei socialisti con passato sovietico è sempre la stessa: usare i voti dell’avversario per ribaltare il risultato elettorale. Senza quest’usanza ed una costituzione malfatta, la sinistra non avrebbe mai avuto lo spazio che si è presa. Un’usanza antidemocratica che è l’essenza della lotta di classe ridotta ad invidia, che gli avanzi del PCI continuano a coltivare nonostante i tempi siano progrediti.

L’appoggio del PdL e l’assenza di rappresentanza del PD al Nord permetteranno alla Lega di vincere anche in Lombardia creando quel fronte formato da Piemonte, Lombardia e Veneto, che da solo vale l’Intera Italia. La prevista vittoria di Bersani alle elezioni nazionali, lo metterà in condizioni di patteggiare con la Lega una tregua sul fronte dell’oppressione burocratica e fiscale del Nord perché sono gli unici a poterlo garantire avendo il controllo degli uomini che formano lo Stato italiano. Conviene alla Lega che prenderà il merito del sollievo che un rallentamento dell’oppressione italiana ha sul suo territorio
Conviene ai comunisti travestiti, per permettere un periodo ricostituente l’apparato produttivo con cui l’Italia sopravvive nonostante il Sud incapace di partecipare alla crescita economica della nazione, utilizzando il consenso lontano galassie dalla stupidità socialista che infetta la penisola.

Per cui il gioco è questo: la Lega accetta l’appoggio di Berlusconi, personaggio capace, affidabile, onesto e generoso, che ha il difetto di poter fare dell’Italia una nazione forte, per poi girare il consenso delle tre regioni del Nord da lei governata alla sinistra per mantenerne il governatorato con l’appoggio passato dal PdL al PD. Bersani che, con la tregua degli apparati produttivi del Nord, prova ad ingrassare la vacca per poi poterla mungere a piacimento, può governare l’Italia con una discreta tranquillità. Gioco che non tiene conto dei problemi dell’Unione che, con i disequilibri di bilancio degli Stati membri, chiederà sempre più trasferimenti di ricchezza dai privati agli organi pubblici per poterli tenere in vita. Per cui finirà com’è destinata a finire: male; perché anziché lo Stato democratico, è lo stato d’animo di chi produce a dover essere motivato e queste operazioni  tattiche possono essere politicamente praticabili con la furbizia degli idioti, ma hanno sempre una conclusione tragica.

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