Maroni, il politico che rischia di dover affossare le spinte indipendentiste

di FABRIZIO DAL COL

Certo che dopo un ventennio di lotta e di governo per rivendicare l’indipendenza del Nord, la Repubblica del Nord, l’idea della macroregione che fu di Miglio, la devoluzione ed infine il progetto Padania, nessuno si sarebbe mai aspettato che la Lega 2.0 del nuovo segretario federale Roberto Maroni, per evitare il suo dissolvimento, finisse costretta a rifugiarsi nel vecchio progetto politico macro regionale. Con le dichiarazioni rilasciate alla stampa: ”A Roma probabilmente ci sarà un governo molto debole dopo le elezioni ma con me presidente della Lombardia e gli altri governatori ci sarà un nord forte che condizionerà l’azione del governo, questo il mio progetto”, Maroni mette nero su bianco il nuovo obiettivo politico della Lega. Francamente, non mi pare che una strategia politica così “bambinesca” possa essere definita “progetto”, e altrettanto francamente, attraverso l’amministrazione di tre regioni, non vedo come riuscirà poi a condizionare il futuro governo “debole” per ottenere in cambio la costituzione della macroregione del Nord.

Quando Maroni divenne segretario federale le sue prime parole furono un vero e proprio impegno di apertura a tutti movimenti indipendentisti e in quel frangente politico avevo scritto, dalle colonne di questo giornale, come si rendesse necessario per i suddetti movimenti indipendentisti territoriali stabilire a tavolino alcune condizioni per giungere poi ad un accordo. Come sappiamo oggi, Maroni non ha proseguito nella direzione in cui si era impegnato e da quel momento mi sono convinto che l’unico vero fine politico della Lega fosse quello di salvare se stessa. Infatti, scrissi pochi giorni dopo proprio su questo giornale un articolo dal titolo “Con gli stati generali, la Lega chiude la sua storia indipendentista” e il cammino politico leghista è poi continuato sulla via delle alleanze con i partiti italiani tradizionali.

Detto questo, a mio parere la Lega oggi non può più interpretare le istanze indipendentiste del Nord, in quanto le stesse sono state sacrificate in cambio della sua sopravvivenza e tanto meno può continuare a nascondersi dietro il progetto politico della macroregione, in quanto tale progetto non è istituzionalmente perseguibile. In sostanza, la Lega ha cambiato pelle e ha abbandonato la via indipendentista quale unica soluzione per potersi salvare, ma così facendo, se dovesse vincere le elezioni  lombarde, si metterebbe dalla parte del sistema di potere centralista, divenendo anch’essa una forza politica come tutte le altre. Per guardarla da un’altra angolatura, il ripudio del progetto Padania e di quello indipendentista, sostituiti con il progetto macroregionale, ha permesso alla Lega di poter conseguire quella credibilità politica necessaria per le nuove alleanze con i vecchi partiti nazionali, mentre l’apertura politica iniziale verso i movimenti indipendentisti sarebbe stata utile a incamerare i loro voti ed evitare così una débâcle elettorale nel  caso si fosse verificata l’impossibilità di allearsi con i partiti italiani.

Ora due domande al segretario Maroni sarebbero d’obbligo:  1) davanti alle richieste di istanze referendarie indipendentiste regionali, che venissero avanzate dai rispettivi Comuni del Nord, la Lega sarebbe disposta ad appoggiarle?  2) in caso affermativo, e date le alleanze regionali in essere, la Lega avrebbe  la forza per assicurare tale appoggio? Si verificasse l’impossibilità, da parte della Lega, di appoggiare tali istanze, essa si assumerebbe la responsabilità di essere di forza politica italiana che respinge i diritti di autodeterminazione.  Siccome prevedo che si verificherà proprio la seconda ipotesi, il mio consiglio non richiesto a Maroni è quello di abbandonare il “progetto che non c’è”, ovvero l’idea della macroregione, prima che gli indipendentisti si accorgano che si tratta di una nuova bufala.

 

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