Maroni e la scelta “scottante” di chi gestirà la sanità lombarda

di GIANLUCA MARCHI

La Regione Lombardia è sempre al centro delle inchieste giudiziarie. Anche l’ultima inchiesta che ha portato in carcere sette persone fra i quali l’ex direttore de La Padania Leonardo Boriani,  e l’ex consigliere regionale del Pdl Massimo Gianluca Guarischi (ma in pochi ricordano che fu il più giovane assessore provinciale d’Italia ai tempi della prima Repubblica, in quota Psdi) – accusati di corruzione per aver facilitato rapporti fra dirigenti ospedalieri e aziende che commercializzano apparecchiature sanitarie – ruota intorno alla sanità lombarda, quella sempre additata come modello per la qualità dei servizi garantiti all’utenza anche extrareginale. Non è questa la sede per addentrarci in una disquisizione sulla bontà o meno del sistema sanitario lombardo. A noi interessa sviscerare le questioni politiche. E la sensazione generale è che il neo governatore della Regione Lombardia Roberto Maroni, a pochi giorni dall’ufficializzazione della nuova Giunta regionale, ha un grosso problema sul tavolo: l’indicazione del nuovo assessore alla Sanità.

In campagna elettorale il segretario federale della Lega, in un incontro pubblico, aveva espresso l’intenzione di confermare l’attuale titolare, Mario Melazzini, divenuto assessore solo pochi mesi fa allorquando Roberto Formigoni venne sfiduciato e fu costretto a nominare una nuova Giunta per portare il Pirellone alle elezioni anticipate. Ma dopo l’esito del voto quell’ipotesi è sembrata un po’ offuscarsi e ha guadagnato posizioni l’eventuale scelta del Pdl Mario Mantovani, che tra l’altro è stato indicato da Berlusconi come vicepresidente della Giunta.

Qualunque sia il nome, il vero problema di Maroni sembra risiedere più a monte, cioè nella necessità di chiudere con un sistema di gestione della sanità lombarda che, è risaputo anche dai sassi, da troppi anni ruota intorno al ruolo preponderante di Comunione e Liberazione. Il susseguirsi delle inchieste, che solo in parte è giunto a toccare l’ex governatore Formigoni, conferma che la magistratura milanese ha da tempo messo nel mirino tale sistema. E il fatto che a tre giorni dell’insediamento del nuovo Consiglio regionale una nuova indagine abbia avuto evoluzione intorno alla mitica sanità lombarda, viene letto da alcuni interpreti delle mosse di Palazzo di Giustizia  come una sorta di “avvertimento” indiretto al nuovo presidente lombardo.

Sarà in grado Roberto Maroni di compiere questa “cesura” col passato? Difficile rispondere a una tale domanda, anche perché la maggioranza che lo sorregge al Pirellone non può fare a meno del sostegno del Pdl. Quanto invece ancora pesino i ciellini dentro il partito di Berlusconi è tutto da verificare.

Il Bobo è uno che giustamente ci tiene a sottolineare come la sua attività governativa non sia mai stata sfiorata da alcuna ombra e quindi è il primo interessato a proseguire su questa strada. Ma i compromessi politici gli consentiranno di cancellare ogni ombra fin dai primi passi? La convinzione diffusa è che proprio dalla scelta di colui che sarà assessore alla Sanità si capirà se con la Procura meneghina si aprirà una stagione di tregua o meno.

Una prospettiva che il neo-governatore sembra avere ben presente postando questo messaggio su Twitter: “Il mio impegno prioritario e’ mettere in sicurezza il sistema sanitario lombardo e le sue eccellenze, combattendo senza tregua il malaffare”. Gia’ in mattinata, conversando con i giornalisti, al termine di un incontro coi sindacati a Palazzo Lombardia, il segretario federale della Lega Nord aveva sostenuto che le recenti inchieste lo obbligheranno a “fare luce e garantire una gestione della sanita’ limpida e trasparente, oltre che efficiente”.

 

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