VI DICO UN PAIO DI COSETTE SUL SIGNOR MARONI

di GIULIO ARRIGHINI*

Lo avevamo lasciato come Ministro degli Interni, occupato a sequestrare beni ai clan mafiosi e a contrastare stancamente gli sbarchi a Lampedusa. Lo si ricorda più in là con i tempi, a sottoscrivere e poi stracciare l’accordo elettorale con Mariotto Segni, giusto qualche ora prima di far parte del primo governo Berlusconi come Ministro. Lo si ricorda ancora, ubbidiente, come firmatario pentito del Decreto Biondi, con il quale si sopprimeva il carcere duro per i mafiosi. Disse che si, lui aveva firmato il decreto, ma l’avevano imbrogliato.

Ci fu poi la stagione in cui, il nostro, tentò di impedire il ribaltone di Bossi ai danni di Berlusconi. Era il 1994. Remissivo, venne reintegrato nel movimento dopo il pubblico perdono del padrone, non senza una salva di fischi di tutti quelli che oggi si dichiarano “maroniani”. Eravamo a Milano. La Pivetti lo definì “un rieducato di Pol Pot”. Sono suoi amici personali gli ex deputati, tutti di Varese, Giuseppe Bonomi, Presidente della SEA, Antonio Marano, Direttore di RAI 2, Attilio Fontana Sindaco di Varese.

In questo lungo periodo di tempo sono stati migliaia i militanti vittime delle purghe bossiane, senza che nessun colonnello leghista alzasse un dito per arginare il fenomeno. Tantomeno lui. Il senso di nausea (o il vomito come direbbe l’ex ministro) di quanti vennero epurati , evidentemente, non veniva percepito da chi, come lui, stava ai vertici del movimento. La storia degli uomini, anche nella politica, può talvolta aiutare, nel tentativo di decifrare gli avvenimenti, soprattutto in un contesto in cui la memoria collettiva è debole. Nel caso specifico di quanto sta avvenendo in casa dei cugini leghisti.

Proviamo quindi a delineare alcuni scenari.

1-La fatwa di Bossi, che di fatto sospendeva Maroni dalla Lega, è rientrata in occasione della manifestazione organizzata per domenica 23 gennaio scorso a Milano. In questo modo Bossi e il “cerchio magico” hanno momentaneamente disinnescato la protesta montante, che si è mostrata solo in parte in piazza Duomo, nonostante a Maroni sia stato messo il bavaglio. Sono stati promessi i congressi provinciale, ma quello federale rimane ancora sotto tutela e la nomina di Dozzo come capogruppo – non certo un “maroniano” certificato – la dice lunga su chi ha in mano le chiavi di casa Lega, dove da sempre c’è un “capo” (che Maroni continua a riverire peraltro).

2-E’ tutta una messa in scena. Maroni continua ad agire per conto di qualcun altro. Per conto di Bossi al fine di gestire il crescente dissenso interno, o per conto di Berlusconi, che deve garantirsi un facile riavvicinamento per le politiche del 2013.

3-Maroni non accetta un ruolo minore ed esce dalla Lega , portando con sé gran parte dei Gruppi parlamentari , Consiglieri regionali, Sindaci quindi la gran parte del movimento. Nasce un nuovo partito in grado di cambiare i rapporti di forza all’interno delle coalizioni possibili in vista delle politiche del 2013.

Si potrebbero senz’altro aggiungere altre ipotesi, anche le più balzane, in una politica in cui, sovente , la realtà supera la fantasia.

Lasciamo ai lettori la facoltà di riflettere e confrontarsi. A Lei, direttore, la valutazione sul farne un qualche sondaggio sul vostro giornale. Ciò di cui si può essere assolutamente certi, rispetto a questa triste pagina di storia autonomista, è che il movimento di cui sono segretario intende mantenere tutta la prudenza del caso su ciò che sta accadendo, anche perché dire Lega Nord significa dire compromissione con la torbida politica romana. La strada intrapresa dall’Unione Padana per la libertà e l’indipendenza continua senza alcun tentennamento o distrazione.

* Segretario Unione Padana

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