Maroni alla Scala, vetrina dell’italianità, predicava forse la secessione?

di TONTOLO

La prima della Scala è da sempre la più putrida esibizione di potere, è la passerella di vip, vipponi e papponi della finanza, di sbroffoni dello spettacolo e della politica. È la vetrina più immonda dell’italianità e del potere che soffoca le nostre comunità. Quest’anno c’era re Giorgio con tutto il suo codazzo di cortigiani, lacchè, presenzialisti e presidenzialisti, leccaculo e figuri sgomitanti: tutti ripuliti, lavati, profumati di dopobarba, vecchie carampane ingioiellate, rughe tirate, tette rifatte, riportini e ritocchini, tacchi a spillo, pellicce e cotillon. Un devastante profumo di potere, intrallazzo e “leinonsachisonoio”.

Una domanda: cosa ci faceva Maroni con consorte (vera) e vestito da pinguino in mezzo a questa compagnia?  Faceva la macroregione? Cercava di recuperare il 75% delle tasse? Predicava la secessione?


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