Maroni a Salvini: occhio, un ministro non fa proclami tutti i giorni

Chi prevarrà tra Lega e 5Stelle? “Non faccio il tifo perché fallisca e non partecipo alle chiamate alle armi, voglio che Salvini vinca la scommessa ma ho delle riserve. Il reddito di cittadinanza rende più poveri e nega la dignità alle persone“.

Insomma, chi l’ha detto che il fronte interno leghista sia così compatto? Forse è solo silenzioso. In attesa di vedere o passare il cadavere o di riposizionarsi. In ogni caso, lo insegnava Bossi, quando il nemico è più forte, o lo abbracci o stai fermo. Vale anche per i nemici interni.

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1 Comment

  1. Non vi è dubbio che il governo giallo blu (il verde è finito nei cassetti) è zeppo di contraddizioni: anzi, è una contraddizione nella sua essenza. Di rimando, da una contraddizione strutturale (la distribuzione degli elettori gialli al Sud e blu al Nord) sgorgano come mille rivoli innumerevoli contrasti.
    Uno dei più rilevanti, in termini politici, è quello che Maroni ha acutamente segnalato: il Ministro degli Interni, per delicatezza e importanza della funzione svolta, non può essere il segretario di un partito e, a maggior ragione, di un partito ideologicamente schiacciato a destra e, quindi, divisivo dell’opinione pubblica come la Lega di Salvini (che non è la Lega Nord che, infatti, non era né di sinistra né di destra, ma stava al centro e sopra gli altri schieramenti).
    All’interno la Lega di Salvini divisa tra pasdaran fanatici (pochi), ruffiani in cerca di poltrone e stipendi (moltissimi) e veri leghisti autonomisti (pochi) che aspettano con calma che la notte salviniana passi, consci del fatto che ci sarà da ricostruire un partito devastato e scosso dalle fondamenta dalla allucinante follia sovranista.
    Ben vengano, dunque, i paletti che Maroni sta piantando: pur con le sue innegabili colpe passate, è l’unico in Lega che sta cercando di tenere alta la bandiera del Nord….

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