Marmolada, il territorio martoriato e la ragion di Stato

di Maria Grazia Mora – La montagna non perdona. Voltarsi dall’altra parte non serve. Esasperare l’ambiente, sfruttarlo, provocare dei danni irreparabili, tutto questo porta a un conto salato. E’ solo da capire chi lo pagherà: chi ha provocato i danni o solo le generazioni future? Perché se saranno solo le generazioni future ai nostri politici questi poco importa. Mancano gli statisti, ci sono solo amanti del like .

Ecco perché oggi, che piangiamo una decina di morti (e il conto è provvisorio in Marmolada) e preghiamo per i ricoverati e i superstiti, esponenti regionali veneti si sono apprestati a dire che l’ambiente va tutelato ma non a scapito del mondo imprenditoriale, che Cina e India inquinano molto e che quindi inizino loro a tutelare l’ambiente. E’ stato ripetuto che non è detto che il dramma della Marmolada fosse prevedibile, quando erano giorni che le guide alpine dicevano di vedere acqua in quantità mai viste scendere dai ghiacciai.

Il vVneto soffre per i propri morti con almeno 3 vittime accertate. Il presidente Draghi nella conferenza stampa a Canazei ha detto che il governo dovrà prendere dei provvedimenti. I presidenti delle province autonome di Trento e Bolzano e del Veneto hanno ringraziato i volontari tutti per l’immenso lavoro. Zaia ha poi dato la parola a Curcio, responsabile della protezione civile nazionale, il quale con accento romano ha ribadito come sia importante collaborare uniti da nord a sud.

E niente, anche in queste tristi occasioni capiamo perché il presidente del Veneto sia il più amato presidente in Italia. Nell’Italia unita. Dove le tragedie sono di chi resta, non di chi riprende il volo per Roma.

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