Caso LFM, Manzoni interrogato dai pm a Milano

Fu Giulio Centemero a introdurre nella Lega il commercialista Andrea Manzoni. Che poi portò con sè nel Carroccio altri due commercialisti: il suo socio Alberto Di Rubba, nominato presidente di Lombardia Film Commission dalla giunra regionale presieduta da Roberto Maroni, e il suo mentore professionale Michele Scilleri.

Lo ha assicurato lo stesso Manzoni nella lunga dichiarazione spontanea resa ai magistrati milanesi che indagano su Lombardia Film Commission. Il 41enne, uno dei 4 indagati dalla procura di Milano sulla compravendita di un immobile a prezzi gonfiati, ha spiegato al procuratore aggiunto Eugenio Fusco e al pm Stefano Civardi di aver un stretto rapporto con Centemero già dai tempi dell’università. All’epoca Centemero era legato a Salvini e fu proprio quest’ultimo a nominarlo tesoriere della Lega dopo essere stato eletto segretario federale.

Così Manzoni entrò nell’orbita nel Carroccio, partito di cui è revisore dei conti alla Camera. Aprendo le porte del partito anche gli altri due personaggi chiave dell’inchiesta milanese, Scilleri (commercialista a capo dello studio milanese dove nel 2017 venne registrato il movimento “Lega per Salvini premier” e dove Manzoni iniziò la sua carriera) e Di Rubba. Ora sono tutti indagati per turbativa d’asta e peculato per la compravendita del capannone di Cormano, comune dell’hinterland Nord di Milano, che Lfc acquistò a fine 2017 per 800 mila euro da una società riconducibile a Scilleri, la Andromeda, che soltanto 11 mesi prima l’aveva rilevato per 400 mila euro da una società in liquidazione, la Paloschi (che tuttavia non incassò mai i 4 assegni bancari staccati dalla Andromeda). Il suo liquidatore era Luca Sostegni, 62 anni, finito in carcere a metà luglio scorso per estorsione. Secondo i magistrati milanesi, aveva chiesto (e in parte incassato) denaro a Scilleri, Manzoni e Di Rubba per mantenere il silenzio sull’acquisto dell’immobile di Cormano. L’operazione di compravendita dell’immobile di Cormano avrebbe portato i 4 indagati a spartirsi tra loro oltre 500 mila euro. Altri 250 mila euro sarebbero invece stati incassati dalla fiduciaria Fidirev e da lì finiti su alcuni conti e società svizzere. Soldi destinati ad alimentare fondi neri della Lega? Bisognerà attendere gli esiti della rogatoria internazionale disposta dai pm in Svizzera per avere eventuali riscontri a quella che per ora è soltanto un’ipotesi investigativa.

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