MANIFESTO PROGRAMMATICO PER IL FUTURO DELL’ITALIA

RICEVIAMO E PUBBLICHIAMO

Italiani! Il grave e persistente conflitto istituzionale e l’indegno comportamento della classe politica hanno raggiunto livelli che minacciano la stabilità della nostra fragile democrazia. È tempo che il popolo italiano, a centocinquant’anni dalla nascita dello Stato unitario, mostri la sua maturità e rivendichi finalmente la propria sovranità assumendo quelle drastiche decisioni che non può più illudersi di delegare a coloro che hanno fatto della politica una professione tanto male esercitata. Pertanto, noi sottoscrittori proponiamo il presente manifesto programmatico al nostro popolo, affinché l’Italia possa finalmente uscire dalla palude nella quale l’ha condotta una classe politica proterva, avida ed egoista. È, infatti, chiaro a tutti che nessuna seria e radicale riforma istituzionale potrà mai essere realizzata da una casta politica privilegiata, chiusa nei suoi giochi di palazzo, garantita da una costituzione blindata e sorda alle istanze che vengono dalla parte più responsabile e attenta della popolazione.

Ritenendo di interpretare il malessere della maggior parte dei cittadini, noi sottoscrittori sollecitiamo gli Italiani a manifestare civilmente la propria insoddisfazione e proponiamo che si provveda celermente a formulare una nuova Carta costituzionale. Essa, mantenendo i valori perenni iscritti nell’attuale legge fondamentale (peraltro mai sottoposta al giudizio popolare) che trovano la propria radice nel Risorgimento nazionale che ha condotto all’Unità d’Italia, ne qualifichi meglio gli ideali e i valori di riferimento e fornisca le linee guida per una nuova architettura istituzionale dello Stato adeguata alla mutata situazione storica, economica, sociale e culturale dell’Italia e dell’Europa.

Principio cardine della nuova Costituzione deve essere la sanzione, di diritto e di fatto, dell’appartenenza della sovranità al popolo, mentre la rappresentanza popolare per lo svolgimento delle funzioni legislativa, esecutiva e giudiziaria è conferibile esclusivamente in presenza di chiari requisiti di idoneità. Si tratta di una condizione inderogabile per giungere al traguardo di una democrazia compiuta ed efficace.

Pertanto, si sottopone al giudizio popolare la proposta di eleggere un’assemblea costituente formata da cittadini non coinvolti direttamente nell’attività politica che, con la consulenza di un comitato di esperti di diritto costituzionale internazionale, formuli il testo di una nuova legge fondamentale da sottoporre all’approvazione popolare con apposito referendum. La nuova Costituzione dovrà conseguire i seguenti dieci obiettivi:

  1. Trasformare l’Italia da repubblica parlamentare in repubblica presidenziale o semi presidenziale al fine di garantire la stabilità di governo, definendo i ruoli e le prerogative della maggioranza e dell’opposizione nel rispetto dei principi di una democrazia liberale.
  2. Attribuire ai due rami del Parlamento competenze legislative esclusive al fine di semplificare e accelerare l’iter formativo delle leggi.
  3. Ridurre drasticamente il numero dei parlamentari che devono essere sottoposti al vincolo di mandato, limitando l’eleggibilità a non più di due mandati consecutivi, impedendo il cumulo delle cariche elettive in capo alla medesima persona ed eliminando  privilegi (come quelli del vitalizio e del laticlavio) indegni di una democrazia rappresentativa compiuta.
  4. Fissare i criteri di idoneità all’elettorato passivo.
  5. Riconoscere ai partiti il compito di formare la classe politica dirigente. Peraltro, è necessario impedire che gli apparati di partito possano influire sull’attività legislativa, esecutiva e giudiziaria ed eliminare lo scandalo del finanziamento pubblico.
  6. Riformare la Magistratura per affrancarla da qualsiasi forma di inquinamento politico-ideologico e consentirle di svolgere efficacemente ed efficientemente il suo ruolo di garante dell’osservanza delle leggi nazionali che il giudice per primo deve rispettare, sancendo la separazione fra il ruolo giudicante e quello inquirente e responsabilizzando i giudici circa il loro operato.
  7. Realizzare compiutamente il federalismo formulando una normativa, valevole per tutte le Regioni, che individui chiaramente le loro competenze esclusive, mantenendo allo Stato il ruolo di vigile garante dell’unità nazionale e le funzioni non delegabili. Ad esso compete altresì la definizione delle norme-guida entro le quali le Regioni devono operare.
  8. Regolamentare l’associazionismo sindacale, imprenditoriale e lavorativo, al fine di garantire l’esclusiva tutela degli interessi degli imprenditori e dei lavoratori e impedire la collateralità ai partiti politici.
  9. Mantenere allo Stato la funzione di tutelare e favorire lo sviluppo dell’economia privandolo del ruolo imprenditoriale che per lungo tempo ha mantenuto come qualunque operatore privato. Non può, infatti, essere nel contempo arbitro-garante e protagonista attivo dell’economia.

10. Formulare norme certe e chiare riguardo alla gestione della finanza pubblica e pene adeguate per chi non le rispetti nell’esercizio del mandato e delle funzioni conferitegli, allo scopo primario di impedire lo sperpero di denaro pubblico, la corruzione, la concussione e la formazione di clientele, prevedendo l’obbligo di:

  • istituire un organo ispettivo di revisione interna sull’attività della pubblica amministrazione, centrale e periferica, a cui affidare la funzione di vigilanza e controllo del rispetto delle norme che ne regolano la gestione;
  • sottoporre i bilanci delle pubbliche amministrazioni al controllo di soggetti esterni abilitati alla loro certificazione.

Italiani!

La massiccia adesione a questa nostra proposta darà la misura della maturità del nostro popolo. Gli Italiani non sono barricadieri, ma non per questo rinunciano ad essere arbitri del loro futuro. È tempo di mostrare all’Europa e al mondo che noi, memori della nostra storia della quale siamo fieri, non rinunciamo alla nostra dignità, alla nostra civiltà e alla nostra libertà. A centocinquant’anni dalla formazione dello Stato unitario e a sessantotto dalla fine della dittatura fascista, è tempo di dimostrare che siamo decisi a rivendicare il nostro diritto ad una democrazia compiuta.

17 marzo 2011, CL della proclamazione dell’Unità d’Italia

MAURIZIO DEL MASCHIO

TULLIA VIVANTE

ALBERTO ADDOLORI

ELDA FRASSON

MARA MANFRIN

DARIO COSTANTINI

PIERO PEDROCCO

ADA TORTORICI

CARLA COLLI

LUISA COLLI

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6 Comments

  1. Divertente: praticamente è la l’attuale costituzione italiana, ma riscritta con altre parole.
    Non si può pretendere di più da chi si rifà agli ideali (?) del Risorgimento.

    • Non è nessuno scherzo, è un gruppo di persone che avanzano questa proposta e che noi significativamente ospitiamo ne L’Altra Campana.
      gl marchi

  2. Basta Italia. Del manifesto di italiotisti non c’e bisogno. La Lombardia può fare a meno degli italiani e dei loro sostenitori, serve solo allargare la coscienza che il grave disagio sociale ed economico deriva dall’appartenere ad un modello statuale fallimentare che si chiama Italia.

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