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Mani in alto! Codice fiscale, e pletorici referendum per l’autonomia, prego!

di ENZO TRENTIN –  Questa volta inizieremo riportando quanto scritto di recente dal Prof. Marco Bassani, uno degli ultimi allievi del Prof. Gianfranco Miglio:

«Tanti anni fa hanno tolto il segreto bancario. E non avete fiatato, non eravate mica dei criminali. Poi hanno incominciato a chiedere cosa facevate con i vostri soldi prelevati dal vostro stesso conto. Avete riso e scrivevate “vado dall’estetista”, “mi compro la droga e le prostitute”: sembrava una vera facezia del potere. Poi hanno stabilito che non potevate portar via soldi dal vostro conto in modo “non tracciabile”, il sorrisetto si è un po’ spento sul volto, ma in ogni caso avete pensato “traccino quel che vogliono, con tutto quello che pago di tasse”. Adesso [1 luglio 2017, Ndr] possono entrare in un conto che non è più davvero vostro per prendervi ciò che secondo le autorità dovete pagare. Sì, ma son solo le multe. State tranquilli! Le tasse contestate non ve le preleveranno mai direttamente, potrete sempre trincerarvi nelle istituzioni dello Stato di diritto e far valere i vostri diritti… In ogni caso siete liberi: dal razzismo, dall’omofobia, dal peso di un’islamofobia intollerante e dalle costrizioni di preferenze sessuali che potrebbero non essere le vostre. E gioite, quantum est hominum venustiorum, Totò [Riina, Ndr] avrà una morte dignitosa, circondato dall’affetto dei suoi cari: lo Stato lungi dall’essere “il più freddo di tutti i mostri” celebra la sua vittoria anche in termini di “umanità” sulla mafia. Vorrei potermi consolare pensando che vi meritate tutto ciò, ma so che non è così: non avete maggiori strumenti di difesa di un allevatore ucraino degli anni Trenta contro la violenza dei bolscevichi».GOVERNO

Orbene ci sono sedicenti indipendentisti che stanno già lavorando per farsi eleggere, nel 2020, in Regione per dichiarare l’indipendenza del Veneto. Mentre pochissimi altri loro omologhi vi siedono già da ignavi [o Quisling?]. Tuttavia costoro non ci dicono con quale nuovo assetto istituzionale si reggerà l’auspicato Stato indipendente.Nell’assenza totale di progetti credibili e afflitti da pensiero debole che alla fine diventa arrendevole, costoro al massimo dichiarano di voler imitare il sistema svizzero, e in attesa della sua materializzazione propagandano l’idea di un periodo transitorio – che è assolutamente indefinito – in cui la resuscitata Repubblica di San Marco si reggerà sull’ordinamento italiano. E questo, si badi bene, a fronte del fatto che la burocrazia è il grande ostacolo allo sviluppo italiano. Anzi, è la prima causa del suo declino. Per troppa “burocrazia”, troppo tempo è gettato in attività inutili, o addirittura dannose, per non dire degli inevitabili costi necessari ad affrontare le procedure, o i costi di persone che non producono valore aggiunto. Qui gli esempi sono troppi per citarne anche solo qualcuno.

Non bastasse, ci sono altri e più numerosi Peones sedicenti indipendentisti che hanno già pubblicamente dichiarato e scritto sui social network, che il 22 ottobre 2017 voteranno al referendum consultivo per l’autonomia, quale male minore. Ennesima fanfaluca propagandata dalla Lega Nord e i suoi succedanei. Un’immensa e morbosa manifestazione di “Sindrome di Stoccolma”, dove il soggetto vittima di quest’affezione, durante i maltrattamenti subiti, prova un sentimento positivo nei confronti del proprio aggressore che può spingersi fino all’amore e alla totale sottomissione volontaria, instaurando in questo modo una sorta di alleanza e solidarietà tra vittima e carnefice.

Facciamo un solo esempio: la Legge 30 dicembre 1989, n. 439, di ratifica ed esecuzione della convenzione europea relativa alla «Carta europea dell’autonomia locale», firmata a Strasburgo il 15 ottobre 1985. La Carta obbliga le Parti che l’hanno ratificata di applicare le regole fondamentali per garantire l’indipendenza politica, amministrativa e finanziaria degli enti locali e prevede che il principio dell’autonomia locale sia riconosciuto dal diritto nazionale e protetto dalla Costituzione.

In Italia sono rimaste vuote enunciazioni. Per documentare ciò che andiamo dicendo vi è scritto sostanzialmente che per autonomia locale, s’intende il diritto e la capacità effettiva, per le collettività locali, di regolamentare e amministrare nell’ambito della legge, sotto la loro responsabilità, e a favore delle popolazioni, una parte importante di affari pubblici. Tale diritto è esercitato da Consigli e Assemblee costituiti da membri eletti in grado di disporre di organi esecutivi responsabili nei loro confronti. Detta disposizione non pregiudica il ricorso alle Assemblee di cittadini, al referendum, o a ogni altra forma di partecipazione diretta dei cittadini.

Si osservi che i referendum non sono definiti “consultivi. Questa qualificazione è sicuramente opera di qualche zelante burocrate, subito imitato dai più disinvolti politicanti. I consultivi compaiono negli Statuti degli enti locali a partire dal 1990, e a tutt’oggi, salvo qualche eccezione, vi sono massicciamente presenti. E non è ozioso ricordare che con il referendum si può richiedere a un corpo elettorale il consenso o dissenso – non il parere consultivo – rispetto a una decisione riguardante singole questioni; si tratta dunque di uno strumento di democrazia diretta che consente agli elettori di pronunciarsi senza nessun intermediario su un tema specifico oggetto di discussione.

Non bastasse, nel 1981 Costantino Mortati, uno dei padri dell’attuale Costituzione italiana, ebbe a scrivere: «La posizione di organo supremo rivestita dal popolo in regime democratico non può in nessun modo conciliarsi con l’esercizio di una funzione subordinata, come quella che si sostanzia nell’emissione di pareri».

Si aggiunga che la Costituzione italiana, e tutti gli Statuti di Comuni, Province e Regioni non sono mai stati democraticamente votati dal “popolo sovrano”, e ciò malgrado che da oltre due secoli (non solo in Occidente) sia invalsa la convinzione che: «Una costituzione non è l’atto di un governo, ma l’atto di un popolo che crea un governo: un governo senza costituzione è un potere senza diritto […] Una costituzione è antecedente a un governo: e il governo è solo la creatura della costituzione.» (Thomas Paine – Rights of Man, 22 febbraio 1791) Si veda qui https://www.miglioverde.eu/costituzioni-volute-dal-popolo-ecco-una-lista-di-casi-in-tutto-il-mondo/ un lungo e parziale elenco di Costituzioni votate dal popolo in tutto il mondo.

 

Malgrado ciò, sembra ci siano nel Lombardo-Veneto legislatori regionali ignavi e che in proposito tutto ignorano. Probabilmente “supervisionati” o “influenzati” da burocrati e legulei dall’incerta cultura democratica, sembrano subornare i sedicenti indipendentisti, allestendo e abbellendo azioni che corrompono moralmente attraverso la prospettazione di ciò che appare un vantaggio, mentre in realtà si compiono atti contrari a quello che sarebbe il proprio dovere. E così sono tosto seguiti da una pletora di Peones pronti al plaudite acta est fabula. Ma l’inganno è che «il dramma [non] è finito» e non c’è nulla da applaudire. Ci sono anche alcuni militanti e pseudo leader di partitini privi di peso politico e scarsa o nulla progettualità istituzionale che perorano l’indizione di referendum “consultivi” per l’indipendenza. Tsz!

 

E torniamo ora alla legge 439/1989. L’articolo 6 sancisce espressamente che senza pregiudizio di norme più generali emanate dalla legge, le collettività locali devono poter definire esse stesse le strutture amministrative interne di cui intendono dotarsi, per adeguarle alle loro esigenze specifiche in modo tale da consentire una amministrazione efficace. Mentre l’Articolo 9 dice che le collettività locali hanno diritto, nell’ambito della politica economica nazionale, a risorse proprie sufficienti, di cui possano disporre liberamente nell’esercizio delle loro competenze.

 

Anche in questi casi Parlamento, Governo e Regioni hanno sovvertito e stravolto termini e concetti. Hanno sconvolto, e turbato profondamente gli ordinamenti, le leggi, le istituzioni dello Stato, dissestando e distruggendo per sostituirvi, con metodi deplorevoli, le istituzioni che si volevano fondate su principî del tutto diversi. Sovvertono la morale, facendo strame d’ogni l’etica.

 

Per ogni dove nelle contrade del Lombardo-Veneto si sentono persone e politicanti d’infimo ordine che inneggiano all’imitazione della Catalogna. Tuttavia nessun Presidente o Consigliere regionale ha sinora mostrato lo stesso coraggio e determinazione dei suoi omologhi iberici. Tutti gli autoctoni sono abili nella ciancia propagandistica, nel quaqquaraqqua pubblicitario, nella “ciacola” produttrice di contrasti e contrapposizioni; nessuno che materializzi una qualche azione legislativa che possa pregiudicare i loro compensi e privilegi a beneficio del contribuente.GOVERNO2

 

Di converso, lo scorso marzo la Corte superiore di giustizia della Catalogna ha condannato all’interdizione dai pubblici uffici per due anni dell’ex governatore della Generalitat Artur Mas, dichiarato colpevole di disobbedienza per aver promosso, nel 2014, un referendum sull’indipendenza nonostante il divieto del Tribunal Constitucional. Insieme a Mas, la predetta Corte superiore ha condannato anche l’allora vicepresidente Joana Ortega (21 mesi) e la ministra Irene Rigau (18 mesi). L’odierno presidente della Generalitat de Catalunya, Carles Puigdemont (uomo di tutt’altra pasta politica), non si è fatto intimidire e ha già detto di essere pronto ad affrontare le conseguenze delle sue azioni, sostenendo l’impegno “democraticamente inviolabile” del suo governo per un referendum per l’indipendenza, definendone già la data: 1° ottobre 2017.

 

E così nel Lombardo-Veneto, per opera della Lega Nord e dei suoi surrogati, si andrà a votare, il 22 ottobre 2017, per un referendum consultivo per l’autonomia. Si spenderanno decine di milioni di euro (in un periodo di recessione economica che dura dal 2008 senza mostrare sbocchi) per conoscere ciò che si sa già; ovvero che i cittadini vogliono una diversa articolazione dello Stato. E indirettamente si consentirà a questi politicanti buoni a nulla ma capaci di tutto di speculare sul chi vuole l’autonomia o l’indipendenza; su chi sarà a favore di questa o quella formazione partitica. Si produrranno chiacchiere infinite e inconcludenti buone solo per i talk show radio-televisivi italiani.

 

In conclusione avremo un risultato schizofrenico accompagnato da un significativo deficit nella vita sociale e professionale, analogo a quello ottenuto con il referendum costituzionale del 4 dicembre 2016. Non essendo allora previsto un quorum di votanti, la riforma sarebbe entrata in vigore se il numero dei voti favorevoli fosse stato superiore al numero dei suffragi contrari, a prescindere dalla partecipazione al voto. E così dopo anni che la percentuale dei votati resi disaffezionati dalla politica corrotta e inconcludente si manteneva intorno al 50%, l’affluenza degli elettori arrivò al 65,47%, e la maggioranza dei votanti respinse il testo della cosiddetta riforma Renzi-Boschi. Insomma, bocciarono un testo peggiorativo per tenersi una Costituzione vecchia, contradditoria e inadeguata. Mentre la riforma vera è stata rimandata sine die.

 

Contrariamente a quanto afferma la Lega Nord e i suoi Zio Tom dell’indipendentismo autoctono, il demagogico referendum consultivo non servirà ad ottenere la propagandata autonomia simile al Trentino Alto Adige. Né servirà a contare il presumibile numero dei favorevoli all’indipendenza del Lombardo-Veneto. Avendo artatamente ingarbugliato la questione, consentirà sicuramente ai demagoghi di conservare le loro laute prebende e privilegi senza risolvere niente. Mentre gli autentici indipendentisti, la reale democrazia, e la libertà saranno gabbati per l’ennesima volta.

 

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