Mameliadi – Se rimaniamo legati al sistema centrale non siam pronti alla morte, vogliamo morire

di Maria Grazia Mora – Si respira aria di guerra, ma non si sa chi sia il nemico vero, ci concentriamo sul vicino che non esca di casa, sul corridore che non deve fare jogging , sul fatto che dobbiamo rimanere a casa e sembra abbiamo dimenticato come il problema vero di questo paese sia il lavoro. Iniziavamo a riprenderci con le nostre forze dalla crisi del 2008, il sistema produttivo del nord era entrato in un momento di ripresa e ora viene completamente affossato, assimilato al sistema meno virtuoso di regioni abituate a ricevere senza dare. Lo stato centrale è il fardello che ci portiamo appresso concentrato a garantire i soliti noti e i detentori di diritti fissi, che indipendentemente dalla crisi ci trascina verso il basso, ma sa che il nord è abituato a rialzarsi lamentandosi senza chiedere.

Eppure mai come ora c’è il rinvigorirsi di un sentimento di nazionalismo, di centralismo, un aumento di inefficienza, di burocrazia che fa rallentare le misure che devono essere immediate. Cosa aspettarsi da chi canta che vuole unirsi a coorte ed essere pronto alla morte? Se rimaniamo legati al sistema centrale non siamo pronti alla morte, vogliamo morire. Un sistema che non informa nemmeno i sindaci sugli ammalati, che non da l’assistenza ai medici , che non fornisce mascherine, che non ha scorte, che ha la coscienza in ordine solo perché chiama i medici eroi e non martiri mandati in guerra con scarpe di cartone, e promette una menzione d’onore a chi paga le scadenze , non è un sistema che merita un inno , che merita un canto, è un sistema che va cambiato.

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