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Magistrati e prefetti non sono comuni mortali, legge speciale per pensioni e stipendi

di BENEDETTA BAIOCCHIBUROCRATI

Giù le mani dalle pensioni. Della casta, s’intende. Giù le mani dai supercompensi e dai diritti acquisiti, purché della casta.

La Corte dei Conti ha bacchettato il governo, ricordate, sul mancato adeguamento delle pensioni. Poi ha fatto un patto col diavolo per l’aumento degli stipendi degli statali, sostenendo  che il blocco è illegittimo ma non sono dovuti gli arretrati.

Cosa è successo? Il governo è stato salvato in extremis, considerando che poco tempo fa Renzi aveva dato dei fannulloni ai magistrati che erano insorti contro la riforma della giustizia. Pax romana?

Tradotto? Pochi giorni fa sul Foglio e su Tvsvizzera.it veniva articolato questo ragionamento:

“Quanto sia forte e chiaro il messaggio lo si può dedurre dalle parole di tre super calibri togati: Franco Roberti, a capo della Direzione nazionale antimafia (Dna); Raffaele Squitieri, presidente della Corte dei conti; Rodolfo Sabelli, presidente dell’Associazione nazionale magistrati (Anm).

Roberti e Squitieri hanno parlato il 3 giugno davanti alla Commissione Affari costituzionali del Senato che si sta occupando del disegno di legge di riforma della Pubblica Amministrazionefirmato dal ministro del Lavoro Marianna Madia.

Squitieri durante l’audizione ha chiesto un passo indietro sulla modifica delle responsabilità politico-contabili dei dirigenti avanzando dubbi di costituzionalità e danni erariali nel caso di licenziamento di quei dirigenti che manchino alle responsabilità suddette”.

Cosa è accaduto, morale della favola? Che i dirigenti degli uffici giudiziari sarebbero fuori   dalla legge Madia.

La stessa concessione il governo l’ha già fatta ai prefetti; ora la vogliono i magistrati. Se non gli verrà concessa, Squitieri individua un vulnus per l’autonomia delle toghe”.

In più, l’Inps sarebbe pronta a  “non applicare ai magistrati futuri pensionandi il metodo contributivo previsto per gli altri mortali, con una scappatoia che consentirebbe il riscatto di laurea e quant’altro (cioè contributi mai versati) e l’estensione delle facilitazioni previste per militari e diplomatici, che concedono anni in più di contributi ogni tot di servizio”.

“Il precedente per… agevolare la pratica verrebbe trovato nel principio che ha consentito di escludere le stesse categorie – magistrati, militari, forze dell’ordine e diplomatici – dal blocco dei contratti del pubblico impiego, quello appena cancellato dalla Consulta, creando, di fatto, un rango speciale tra i dipendenti dello Stato”.

Capito la solfa?

 

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