Madrid: referendum attentato a Stato. Mas procede o va ad elezioni?

di GIULIO ARRIGHINImas

C’era da aspettarselo. Il governo spagnolo, riunito in seduta straordinaria, ha approvato il ricorso alla Corte Costituzionale contro il referendum sull’indipendenza convocato dal governo regionale catalano per il 9 novembre: lo ha reso noto il premier Mariano Rajoy, sottolineando come “niente e nessuno possa infrangere la sovranità dello Stato spagnolo”.

Artur Mas rischia anche il carcere, c0me già il nostro giornale ha scritto stamane e come riportano fonti di stampa. Sentite le illuminate parole del premier: Rajoy ha definito il referendum “illegale” e “demagogico”, ritenendo che “vada oltre i limiti della democrazia”: “Non fa che dividere i catalani, li allontana dall’Europa e mette a rischio il loro benessere, senza parlare della frustrazione alla quale condanna una parte dei cittadini catalani spingendoli a partecipare a una consultazione che non potrà mai aver luogo”. La sentenza della Corte sarà scontata e ripeterà l’esperienza della consultazione promossa a suo tempo dall’ex presidente regionale basco Juan José Ibarretxe, bocciata sia dalle Cortes che dal tribunale. 

Il fatto che si tratti di un referendum “consultivo” non ammorbidirà il pensiero dei giudici. L’Estatut approvato sotto il governo Zapatero e approvato dalle Cortes a maggioranza socialista con un regolare iter parlamentare venne infatti denunciato da alcuni gruppi dell’ultradestra con l’appoggio del Partido Popular e fortemente limitato dalla Corte, i cui giudici sono a maggioranza conservatori: un “vulnus” che Barcellona non ha mai perdonato, e che il successivo governo conservatore non ha fatto nulla per sanare. Di fatto, e lo scrivono anche i media, l’esecutivo di Rajoy ha peggiorato la situazione con una polemica legge sull’istruzione che – secondo la Catalogna – ha l’obbiettivo di promuovere l’insegnamento in lingua castigliana a dispetto del vigente bilinguismo scolastico; né è stato trovato un equilibrio fiscale in grado di aumentare il grado di autosufficienza finanziaria della Catalogna, come accade al contrario per i Paesi Baschi (ai quali nemmeno la dittatura franchista, grata per l’appoggio della grande borghesia industriale, osò abolire i tradizionali “Fueros”, diritti di origine medievale). 

Ora il boccino è in mano a Mas. Referendum subito o elezioni anrticipate?

 Una prima possibilità è quella di far svolgere  il referendum del 9 novembre, col rischio di esporre gli organizzatori (e i membri dei seggi) a sanzioni amministrative o penali; l’alternativa spostare la resa dei conti con un peso politico diverso alle elezioni regionali anticipate. Ma che porrebbe il partito di Mas a confrontarsi gli altri   indipendentisti di Erc. Poi ci sono  i socialisti catalani del Psc, sostenitori di un  negoziato fra le parti per una maggiore autonomia ma si trovano prigionieri fra l’incudine del Pp e il martello del Psoe: quest’ultimo, pur essendo un partito a statuto federale, non è certo disposto a guadagnare mezzo milione di voti in Catalogna schierandosi per il voto ma per lo stesso motivo di perderne molti di più a livello nazionale: il peso politico del Psc appare quindi secondario e rischia inoltre di perdere ulteriori consensi a sinistra a vantaggio di movimenti  come “Podemos”.

Insomma, l’indipendenza ha sturato un lavandino politico tappato dal centralismo e da una visione ideologica dello Stato nazionale. La scelta di Mas non sarà semplice.

Segretario Indipendenza Lombarda

 

 

 

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3 Comments

  1. Dichiarare subito l’indipendenza della catalogna e stabilire dei punti di frontiera.
    Se anche solo metà di quella folla che ha riempito barcellona non fosse composta da pecoroni, si può fare.

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