Ma non dovevano eliminare la povertà? Miseria nera, lo dice anche la Cei

In questo contesto si fa purtroppo sempre piu’ pressante la frattura delle nuove poverta’ rispetto alle quali i dati sono deflagranti”. Cosi’ il presidente della Cei, il cardinale Gualtiero Bassetti, introducendo i lavori della sessione invernale del Consiglio Episcopale Permanente, che si svolge in videoconferenza. La situazione socio-economica in cui si trova il nostro Paese “e’ fonte di preoccupazione crescente: e’ chiaro che – sottolinea – una serie di problemi di carattere strutturale conosciuti da tempo, a lungo sottovalutati, sono da affrontare in modo indifferibile. Se non s’interviene efficacemente sul sovraindebitamento di famiglie e imprese, cadute per la prima volta a causa della pandemia nella condizione di debitori insolventi, si amplificheranno le gia’ drammatiche condizioni per il ricorso all’usura e l’accesso della Criminalita’ organizzata nei tessuti economici e sociali”.

Dall’osservatorio della Consulta Nazionale Antiusura Giovanni Paolo II con le sue 32 Fondazioni che operano in tutta Italia, “viene rilevato un quadro preoccupante che va dalle famiglie e piccole imprese familiari divenute insolventi – sono 3 milioni di nuclei, per circa 7,5 milioni di persone fisiche; a quelle che avevano gia’ varcato la soglia di rischio e sono ora in fallimento ‘tecnico’ per debiti – sono 2 milioni e 250 mila unita’, per 6,5 milioni di persone; infine a quelle a rischio di usura – quantificabili in 350 mila famiglie e in 800 mila persone”. Caritas italiana e le Caritas diocesane, continua Bassetti, in questi mesi “hanno visto crescere il numero di persone che a loro si sono rivolte per usufruire dei servizi erogati: materiali e non. Proprio le rilevazioni della Caritas ci dicono che, analizzando il periodo maggio-settembre del 2019 e confrontandolo con lo stesso periodo del 2020, e’ emerso che l’incidenza dei ‘nuovi poveri’ e’ passata dal 31% al 45%: quasi una persona su due che si rivolge alla Caritas lo fa per la prima volta. E’ aumentato in particolare il peso delle famiglie con minori, delle donne, dei giovani, dei nuclei di italiani che risultano in maggioranza (52% rispetto al 47,9 % dello scorso anno) e delle persone in eta’ lavorativa”.

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