Ma l’autonomia scolastica se la sono dimenticata?

di Roberto Bernardelli – Non piaceva al ministro della scuola l’autonomia scolastica. Creava disuguaglianze. Perbacco! Non parliamo del ministro precedente. Un lombardo, si fa per dire, come Bussetti. E la sanità? Anche l’autonomia per questa non piace.. Per quanto disastrosa sia stata e sia tutt’ora la gestione covid in Lombardia, qui di commissari non ne sono stati ancora necessari. Ce la caviamo ancora. Nonostante l’incapacità manifesta di alcuni personaggi, il personale medico sanitario ha retto.I l sistema ha tenuto grazie agli operatori sanitari, non per merito dei politici. Le strutture per quanto massacrate dalla desertificazione della medicina territoriale, ancora stanno in piedi.

Ma che la ‘ndrangheta si occupi della sanità pubblica in diverse regioni d’Italia, non è problema di autonomia, è che trovano terreno fertile.

Tanti sanno ma si va avanti così. Poi però basta che arrivi la pandemia e stato e regioni non si accordino tra loro che si prende l’occasione per dire che la sanità deve tornare statale, così tutto andrà meglio. E  diteci, con la scuola in mano di nuovo allo Stato, come andrà?

Andrà che avremo ancora, perché quello dipende ancora da Roma, non da noi sudditi della periferia, che a inizio anno ci saranno cattedre perennemente vuote? E supplenti che dal Sud migrano al Nord e al primo buco libero tornano a casa? Perché questa non mi sembra una competenza sotto la voce autonomia. Se questa prassi consolidata da decenni è buona scuola.

Inutile ricordare che poi è anche vero che le Regioni sono poco interessate a gestire l’istruzione, pensano sia materia per vecchi. O da famiglie. Una noia. Invece è il cuore del sistema e proprio per questo, dopo un secolo e mezzo di Stato unitario che ha livellato le competenze, annientato le radici culturali, pensate bene di recuperare le schegge di competenze che il Titolo V ha affidato alle Regioni.

Poi però abolite le province ma le strade restano nostre, la manutenzione delle scuole pure. Insomma, è un casino.

Ma più di tutto mi ha colpito il silenzio di alcune regioni del Nord. Non tutte, s’intende. Una è tra quelle che ha votato pure per il referendum. Non abbiamo sentito vibrare parole forti dagli assessorati che si occupano della materia. Tanto vale, a questo punto, portar via la scuola a un paese di politici muti e indaffarati, lo sappiamo, a fare altro.

Onorevole Roberto Bernardelli, Presidente Grande Nord

 

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