Ma la Lega si scopre autonomista a tre mesi dalle elezioni regionali?

«Dopo anni durante i quali ha governato il Paese, a due mesi dal voto in Lombardia, la Lega si riscopre autonomista. Il sospetto che il rinnovato sentimento nasca dall’esigenza di rincorre chi fino a pochi giorni fa era loro vicepresidente, e oggi si propone come il 3.0 della politica lombarda, sorge spontaneo. Consegnandoli alla strumentalizzazione elettorale il centrodestra rischia però di esasperare o peggio, come fatto oggi con questa mozione, ridicolizzare temi importanti. È davvero necessario che il Consiglio regionale del centrodestra, chieda alla Giunta di centrodestra di proseguire le negoziazioni con il ministro della Lega che fa parte del Governo del centrodestra? O stiamo prendendo in giro i lombardi, per un tiolo di giornale?
Resta poi da discutere quale sia il concetto di autonomia della Lega e del centrodestra. È quello per cui quando in piena pandemia non c’erano scorte di DPI era colpa del governo? O è quello per cui si spendono 22 milioni di euro per un sistema di prenotazione dei vaccini, che condannava gli anziani a code chilometriche al freddo, e si chiede poi aiuto allo Stato e a Poste Italiane per sistemare il disastro? Il Movimento Cinque Stelle sostiene il principio dell’autonomia regionale, ma certamente non vuole per la Lombardia il fallimentare modello perpetuato dal centrodestra in questi anni. In questa follia pre-elettorale abbiamo ottenuto che il Consiglio Regionale approvasse un nostro emendamento che impegna il governo Regionale ad adoperarsi, presso le sedi istituzionali competenti, affinché i processi di regionalizzazione siano ispirati ai valori di solidarietà sociale, perequazione e redistribuzione delle risorse, garanzia dei livelli essenziali delle prestazioni a beneficio di tutti i cittadini» così il Consigliere regionale Gregorio Mammì dopo la discussione in Aula della mozione sull’autonomia della Regione Lombardia, approvata a scrutinio segreto.

Print Friendly, PDF & Email
Articolo precedente

Ambrogio, il vescovo che aveva capito che Milano non era Roma

Articolo successivo

Parlamento, le donne le conti ancora su una mano...