L’unica cosa da salvare di questa pandemia? Rizzi: più animali nelle nostre case

di Monica Rizzi – L’unica cosa sana che salvo da questa disperante pandemia sono gli animali cresciuti nelle nostre case. E’ aumentata la loro presenza, è aumentato il tempo insieme. Loro ci hanno salvati più di qualunque altro farmaco. Gli ultimi dati Eurispes ci devono fare riflettere. Infatti “Mai come nell’ultimo anno gli animali domestici hanno arricchito le giornate degli italiani”, sottolinea il ‘Rapporto Italia’ di Eurispes, osservando che per la pandemia da Covid, “mentre la vita fuori dalle mura di casa è stata messa in pausa, siamo stati costretti a inventare nuovi modi di concepire il trascorrere il tempo e ad addolcirlo ci sono stati i nostri animali domestici”.

Durante il lockdown, “in molti casi, gli animali ospitati nelle nostre case hanno davvero fatto la differenza, portando come sempre calore e affetto in un momento in cui il vuoto avvertito per la mancanza di vita sociale, di scambi, di esperienze, è stato a tratti incolmabile. Stress e vuoto da contatto sono stati alleggeriti grazie alla presenza degli animali domestici, soprattutto nei tanti momenti che hanno costretto molti all’isolamento”. E le misure anti-contagio “hanno inciso in maniera decisiva anche sulla vita e sulle abitudini” di cani e gatti, da una lato “rinfrancati da una presenza continua dei componenti umani della famiglia”, ma dall’altro anche costretti a minori stimoli provenienti dall’esterno, importante influsso sullo sviluppo della socializzazione”.

Purtroppo la mancanza di spazi da condividere ha avuto anche risvolti negativi nella crescita e nell’acquisizione di nuove competenze, ma questo non toglie il valore dei dati che Eurispes ci propone, che segnano un cambio di passo della nostra vita quotidiana.

Il 19,6% degli italiani fa sapere di possedere un animale e il 10,9% ne ha due, il 5,4% tre e il 4,3% più di tre, mentre a rispondere di non possedere animali domestici è il 59,8% del campione intervistato.

Dal 2018 ad oggi è in progressivo aumento la presenza di animali nelle case degli italiani: rispondeva infatti di non possedere animali domestici il 67,6% degli intervistati nel 2018, scesi al 66,4% nel 2019. Dal 2020, “complice la pandemia tuttora in atto”, il numero di quanti rinunciano ad avere un animale in casa si è ridotto al 60,5% diminuendo ancora al 59,8% nell’anno in corso. Quanto alla scelta degli animali da tenere in casa, il 43,6% ha un cane, il 35,1% un gatto, il 4,2% una tartaruga, il 4,1% un uccello, il 3,5% un pesce, il 2,3% un coniglio, l’1,7% un criceto; seguono animali esotici, cavalli – evidentemente per chi ha almeno un giardino… – e rettili. I cani sono maggiormente preferiti dagli uomini (46,7% contro 41,0%) i gatti dalle donne (38,0% contro 31,6%).

Il rapporto Eurispes sottolinea che “la tutela degli amici a quattro zampe passa ‘in primis’ attraverso le leggi, ma ancora molto si deve fare affinché i proprietari rispettino in maniera cosciente e consapevole le norme attuali. Infatti, nonostante l’esistenza di un apparato legislativo che ne tutela il benessere e nonostante le numerose campagne di sensibilizzazione avviate a livello nazionale, uno dei problemi che continua ad affliggere il nostro Paese è il randagismo, ampiamente diffuso soprattutto nel Mezzogiorno”.

E qui mi fermo perché anche in questo l’Italia è purtroppo divisa in due. C’è chi cura, accudisce, adotta e chi abbandona, maltratta. Non dimentichiamo che i sindaci sono i primi responsabili della sicurezza sul territorio e la prima autorità sanitaria, anche veterinaria, per garantire il benessere e la sicurezza. Ho detto tutto.

Monica Rizzi, Segretario organizzativo federale Grande Nord

 

 

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