Il taglio dell’IRPEF contenuto in manovra genererà benefici per i redditi medi e alti. Lo ha spiegato la presidente dell’Ufficio parlamentare di Bilancio, Lilia Cavallari, in audizione in Parlamento sul ddl bilancio. Secondo le stime effettuate dall’Upb, la riduzione di due punti di aliquota riguarderà poco più del 30% dei contribuenti, cioè i 13 milioni che sono oltre la soglia dei 28.000 euro di reddito, determinando a regime ”una riduzione di gettito IRPEF di circa 2,7 miliardi” (cifra leggermente inferiore a quanto riportato nella Relazione tecnica). La metà del risparmio di imposta ”va ai contribuenti con reddito superiore ai 48.000 euro, che rappresentano l’8% del totale”. E ”gli effetti della riforma variano considerevolmente fra contribuenti a seconda del loro reddito prevalente”, ha osservato Cavallari. Per i dirigenti infatti ”il beneficio medio è pari a 408 euro” ma scende a ”123 per gli impiegati e 23 euro per gli operai; per i lavoratori autonomi è di 124 euro e per i pensionati di 55 euro”.
Ricapitolando, in sintesi la sterilizzazione della riduzione delle aliquote per i redditi più elevati produrrà effetti parziali dato che solo 58.000 contribuenti (il 32% di quelli con reddito superiore ai 200.000 euro) ha detrazioni aggredibili che non siano state già tagliate da precedenti interventi normativi”. Per tale platea il taglio medio effettivo ammonta a 188 euro, significativamente inferiore alla franchigia di 440 euro disposta dal disegno di legge di Bilancio. Pertanto, la misura risulta meno efficace rispetto alla piena sterilizzazione della riduzione dell’aliquota al di sopra dei 200.000 euro e l’ammontare complessivo delle risorse recuperabili risulta sensibilmente inferiore: 11 milioni rispetto al potenziale di 79,2 milioni.
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