Lombardia a statuto speciale, progetto a caccia di voti per andare in buca

 di GIORGIO CALABRESI

La Lombardia sia riconosciuta Regione a Statuto speciale, potendo così trattenere fino al 100% del gettito fiscale, per la sua «dimensione economico-produttiva e sociale» e per il fatto di essere, al pari delle altre Regioni italiane non ordinarie, «al confine con uno Stato estero», la Svizzera. È soprattutto su questi assunti che si fonda la proposta di referendum, anticipata dal presidente della Regione, Roberto Maroni, e illustrata ieri dai capigruppo consiliari del centrodestra che l’hanno firmata. L’idea dei promotori – Lista Maroni, Lega Nord, Forza Italia, Fratelli d’Italia e Pensionati, ossia 41 consiglieri su 80 – è di ottenere la celebrazione del referendum entro quest’anno. Ma per il momento non hanno voti sufficienti per farlo passare in Consiglio regionale. Non solo, infatti, la proposta non è stata ancora firmata dal gruppo di Ncd (sono 9 consiglieri, che devono ancora decidere) ma per passare serve anche il voto favorevole di due terzi dell’Aula del Pirellone: Pd e Lista Ambrosoli hanno già definito irrealistico il percorso, mentre il Movimento 5 Stelle mantiene una posizione interlocutoria.

«La soglia dei due terzi a noi non fa paura – ha risposto in conferenza stampa il primo firmatario, Stefano Bruno Galli, capogruppo della Lista Maroni -. Per noi la proposta dovrebbe avere 80 voti su 80: nel dibattito vedremo chi è amico e chi è nemico del popolo lombardo». La richiesta di Statuto speciale per la Lombardia non sarà oltretutto avanzata nell’ottica di quella ‘macroregione del nord’ annunciata in campagna elettorale e di cui alla conferenza stampa non si è parlato. «Al momento siamo noi – ha risposto Galli a una domanda di chiarimento sul punto – ma, essendo una buona proposta, poi qualcuno ci verrà dietro».

Il referendum consultivo, se ci sarà e passerà, dovrà poi essere seguito da un iter di riforma anche a livello costituzionale. Fra i vantaggi attesi per la Lombardia elencati, oltre a quello fiscale, il capogruppo della Lega, Massimiliano Romeo, ha indicato quello delle «competenze in più, come in materia di sicurezza», ma anche per «poter obbligare le banche a dare credito alle pmi». Per Claudio Pedrazzini, capogruppo di FI, le riforme avviate dal governo Renzi «non intervengono sulle Regioni a Statuto speciale e mettono in difficoltà quelle a Statuto ordinario, occorre dare quindi la parola ai cittadini». Riccardo De Corato, capogruppo di Fdi, ha detto che l’iniziativa è in linea col «percorso avviato nel 1998 da An» e ritiene che « siano maturi i tempi per parlare di autonomia, che non c’entra col secessionismo». Ncd, che non l’ha firmata, potrebbe votare la proposta di referendum: «È una nostra battaglia», hanno dichiarato nel pomeriggio il capogruppo Mauro Parolini e il coordinatore regionale Alessandro Colucci. Ma il gruppo ha polemizzato con i toni degli alleati, che nella conferenza stampa hanno parlato dietro una bandiera della Serenissima, dopo gli arresti di ieri in Veneto: «Non possiamo prestarci a strumentalizzazioni alimentate da posizioni equivoche» nè, hanno aggiunto i due esponenti del partito, «servono spot elettorali».

Bocciatura completa è stata ribadita dal Pd. «La proposta di referendum – ha detto il segretario Alessandro Alfieri – è una sceneggiata elettorale, rimarrà lettera morta come tante altre sparate leghiste. Anzichè pensare di introdurre una regione a Statuto speciale in più bisognerebbe lavorare per superare quelle che ci sono, i cui privilegi non si giustificano più». «Ci confronteremo serenamente in Consiglio regionale sul referendum consultivo proposto – ha dichiarato il portavoce M5S, Giampietro Maccabiani -, anche raccogliendo le sollecitazioni degli attivisti, ma resta l’impressione netta che questa sia l’ennesima iniziativa vuota e propagandistica di un partito alla canna del gas».

Il referendum consultivo per chiedere di trasformare la Lombardia in una Regione a Statuto speciale costerebbe almeno 20 milioni di euro: è questo la previsione di spesa contenuta nella proposta di referendum. «Sarebbero soldi spesi benissimo – ha spiegato Romeo rispondendo a una domanda in proposito -, se poi resteranno qua parecchi miliardi di euro in più». «Se però il referendum sarà agganciato ad altre elezioni – ha precisato Galli – costerà molto meno».

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10 Comments

  1. I politicanti parassiti italioti, compresi quelli delle regioni del Nord hanno avuto tutto il tempo, quando ci fu l’opportunità, di collaborare seriamente alla realizzazione della riforma dello stato in senso federale che era l’unico modo per tenere insieme questo stato, non nazione. Come diciamo noi in Lombardia; “hanno ciurlato nel manico” e adesso basta. L’autonomia è superata, rimane solo l’indipendenza come intervento chirurgico di separazione da un corpo italico putrescente.

  2. Grazie a Stefano per la precisazione, anche mio papa’ diceva “nagott”, ma io sono pavese e non conosco bene la bella lingua meneghina. La Lombardia, tutta, e’ una Terra splendida ma ha subito, e subisce devastazioni di ogni genere. Per fermare lo scempio l’autonomia non basta, occorre proprio STACCARSI da uno stato predone. Seguiamo il VENETO. Grazie, Unione Cisalpina, pero’ togli un po’ di kappa, ti leggerei meglio. Scusa, eh… 🙂

  3. PRIMA DI PENSARE DI FARE DELLA LOMBARDIA UNA REGIONE A STATUTO SPECIALE, SI VERIFICHI SE COSTITUZIONALMENTE LA COSA SAREBBE FATTIBILE ALTRIMENTI SI FA SOLO DEL GRAN POLVERONE ELETTORALE.
    SE SI ; ALLORA SI FACCIANO DELLE AZIONI CONCRETE.

  4. Questo discorso salta fuori ogni tanto. Bello ma Roma non lo farà passare mai, appoggiata dalle altre Regiooi a Statuto speciale.

  5. Come dicono a Milano: putost che nient, putost… Dalla SECESSIONE alla Regione a Statuto speciale. Si accontentano davvero di poco. Con alleati come Forza Italia, Fratelli d’Italia, Pensionati (quelli del rag. Fatuzzo e figlia? Mah…). Evidentemente Parigi (la poltrona) val bene una messa. Non sara’ “putost”, sara’ “NIENT”, come sempre.

    • brava Carla 40 … speriamo ke ki vota lekka nodde lo komprenda e li riveli finalmente, ignorandoli nella gabina elettorale…

      non si vota alle elezioni italiane ed europoee ma solo nelle amministrative … no a roma e no a bruxelles …

      Cisalpini redenti in una Padania libera dagli italiani e da roma …

      PS – alle politike romane ed europee se si va al seggio, si dovrebbe votare x kualke partito insignifikante (e ce ne sono tanti) ke non raggiunga nessuna x%tuale rilevante al fine d’abbassare kuella dei klan maggioritari o maggiorenti, rendendo frammentata ed instabile ogni maggioranza… kuà purtroppo bisogna ragionare al motto “tanto peggio, tanto meglio” … non vedo altra soluzione x abbattere l’autoritarismo koloniale italiano di roma cialtrona e puttana…

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