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Londra: Difesa a rischio se la Scozia diventa indipendente

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Si avvicina la data sul voto dell’indipendenza della Scozia dal del Regno Unito, previsto per il prossimo 18 settembre, e come di consueto ciascuno cerca di tirare acqua verso il proprio mulino. L’ultima dichiarazione anti-indipendenza giunge dal capo di stato maggiore della Marina britannica, l’ammiraglio George Michael Zambellas.

Secondo Zambellas, se Edimburgo dovesse dire sì all’indipendenza, la sicurezza del neo Stato e di tutto il Regno Unito sarebbe gravemente danneggiata. Ovviamente, dal punto di vista di Zambellas, le ripercussioni maggiori le avrebbe la Scozia . “Credo che l’indipendenza cambierebbe radicalmente la sicurezza marittima per tutti noi del Regno Unito e danneggerebbe il cuore delle sue capacità – ha affermato Zambellas – Ma se il Regno Unito riuscirebbe comunque a far fronte a questa eventualità, l’impatto più grave sarebbe in Scozia che non avrebbe più diritto ad avere accesso a una delle marine più importanti ed efficienti del mondo“.

Zambellas ha puntato sulla stretta alleanza tra inglesi e scozzesi nel corso della gloriosa storia della Marina britannica. L’ammiraglio ha ricordato la battaglia di Trafalgar del 1805, dove un terzo degli uomini di Horatio Nelson erano scozzesi, così come cinque delle 27 navi erano comandate da uomini scozzesi. Oppure, Zambellas si è appellato alla battaglia dello Jutland, avvenuta nel 1916, durante la della Prima guerra mondiale contro la flotta tedesca. E, ancora, ha ricordato l’importante ruolo giocato dalle basi scozzesi per la protezione del Regno Unito contro la minaccia di un attacco sovietico durante la Guerra Fredda.

A dare man forte alle previsioni catastrofiche del capo della Marina, ci ha pensato anche il ministro alla Difesa britannico, Philip Hammond, che definisce “prezioso” il legame tra Londra ed Edimburgo. In particolare, Hammond ha apertamente criticato Alex Salmond, primo ministro scozzese, nonché leader dello Scottish National Party (SNP) e  fautore di questo discusso referendum, che aveva parlato della rimozione entro il primo mandato di un eventuale governo indipendente della HMNB Clyde, una delle tre basi operative della Royal Navy, nota per avere dei sottomarini nucleari, i Trident. In sostanza, si tratta delle armi più costose e potenti in mano alle forze britanniche. Non solo. La Marina britannica ha stanziati in Scozia anche 16 navi e sottomarini e due unità del Royal Marines Commando e benché l’SNP abbia più volte affermato che in caso di indipendenza l’arsenale britannico sarebbe rimasto al suo posto, i ministri di Londra guardano con sospetto qualunque promessa degli scozzesi e definiscono tali dichiarazioni “ridicole”. Hammond avverte: smantellare gli arsenali britannici dalla Scozia sarà un processo complesso e costoso; e “qualunque idea che vede una facile rimozione è semplicemente sbagliata”.

Salmond, d’altronde, è stato avvertito più volte che la posizione del suo partito, soprattutto per quanto riguarda le armi nucleari stanziate in Scozia è completamente “inaccettabile”. L’ammiraglio Mark Stanhope, l’ex capo di stato maggiore della Marina, ha inviato una lettera a Salmond co-firmata dagli ex capi dell’esercito, dell’aeronautica e dell’intelligence, affermando che il divieto costituzionale dell’SNP sulle armi nucleari danneggerebbe le future alleanze di una Scozia indipendente in quanto la “NATO non accoglierebbe un nuovo Stato membro il cui governo mette a repentaglio il funzionamento del deterrente nucleare nel Regno Unito”.

“Questo è un duro avvertimento da parte degli esperti militari – ha commentato il portavoce di Better Together, (letteralmente “Meglio Insieme”), una campagna contro l’indipendenza di Edimburgo- Se la Scozia dovesse lasciare il Regno Unito perderebbe migliaia di posti di lavoro nel settore della difesa e dovrebbe affrontare nuovamente le procedure di adesione alla NATO e all’UE. È indubbio che siamo tutti più forti se rimaniamo uniti”.

E questo gli scozzesi lo sanno bene. L’indipendenza comporterebbe alti costi, sia economici che politici e in questo grave periodo di crisi e recessione Edimburgo, da sola, non può sostenerli. È dunque altamente improbabile che il prossimo 18 settembre i cittadini diranno “sì” a un allontanamento da Londra.

DI Gabriella Tesoro – TRATTO DA: http://it.ibtimes.com

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