Lombardia, spese immorali dei consiglieri? No, è immorale dar loro quei soldi

di CLAUDIO ROMITI

Come nel caso Fiorito, alias “er Batman”, anche nei confronti dello scandalo dei rimborsi spese pazze in Lombardia si è scatenata l’ira dei tanti indignati speciali della nostra informazione statalisticamente corretta. E’ tutto un coro di sdegno e disappunto nei riguardi di chi avrebbe usato per i propri lussi e vizi i quattrini del contribuente. E su questa linea si è mosso anche Giuseppe Cruciani, conduttore del programma radiofonico La Zanzara,   il quale ha passato buona parte del suo spazio del venerdì ad inveire contro tutti quei politici che utilizzano i soldi dei cittadini come un bancomat.

Ma affrontando la questione in questa prospettiva, per così dire legalitaria, si commettono due sciocchezze madornali. In primis, si accredita la falsa idea che questi diffusi sperperi contribuiscano al dissesto dei nostri conti pubblici. Idea falsa come l’ottone poichè il malloppo che i vari gruppi politici regionali gestiscono nel modo che sappiamo è già stato deliberato da una leggina compiacente -usualmente votata all’unanimità-. Ora, il fatto che una buona parte di questo vero e proprio furto legalizzato serva per pagare il parrucchiere alla Minetti o ad attaccare manifesti e distribuire volantini è una questione per ipocriti e farisei. In ogni caso il problema non si sposta di una virgola: lo scandalo sta nel concedere un quantum di rimborsi e contributi ai partiti, sulla scorta della sinistra convinzione che altrimenti la politica sarebbe alla portata solo dei ricchi. Tuttavia in questo modo si ha l’impressione che ricchi ci diventino proprio  i sacerdoti di questo encomiabile intento.

In secondo luogo,con questa aberrante impostazione emerge ancora una volta una aspettativa che sta mandando letteralmente in bancarotta il Paese di Pulcinella. Ovvero la pretesa che chiunque usi le risorse rastrellate attraverso una fiscalità feroce, a prescindere dal livello della stessa, lo faccia esclusivamente negli interessi del contribuente-delegante. Ma a forza di invocare la venuta di una schiatta di immacolati sacerdoti del bene comune, che tra le altre cose ci facciano sentire tutti più ricchi mentre spendono legittimamente i loro sontuosi rimborsi elettorali, il sistema pubblico è arrivato ad espropriare il 55% del reddito nazionali, evasione stimata compresa.

Ebbene, caro Cruciani, invece di continuare a batterci il petto per come vengono investiti i nostri schei, non sarebbe il caso di iniziare a porci delle amletiche domande sul quantum? Con una spesa corrente che sta rapidamente raggiungendo gli 800 miliardi di euro, qualche riflessione dovrebbe scaturire spontanea.

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