Lombardia, “bossiani” critici: d’incanto la Lega vuole allearsi col Pdl

di GIANMARCO LUCCHI

Le vicende della Regione Lombardia e il desiderio di Roberto Maroni di fare il governatore (“la massima aspirazione di un federalista è quella di governare la propria regione”) stanno creando qualche sussulto dentro la Lega.  A uscire allo scoperto contro la linea imboccata dal segretario federale è stato ieri un bossiano di ferro, il deputato brianzolo Marco Desiderati.

”Ho letto l’intervista pubblicata dal Corriere della Sera del nostro segretario federale Maroni che in pratica, per farla breve, ha detto che l’alleanza con il Pdl va salvaguardata e che a lui, come d’altra parte ad ogni federalista, piacerebbe fare il presidente della Regione Lombardia. Spero che l’articolo sia frutto della fantasia del giornalista, cosa che mi par difficile conoscendolo, e che il nostro segretario la smentisca. Ma questo Pdl e’ un’accozzaglia di ladri e mafiosi oppure no? Su questo credo che si debba decidere una volta per tutte: non puo’ mica essere che siano mafiosi se comandano loro e invece una combriccola di verginelle se danno a noi la presidenza della regione” ha dichiarato Desiderati, così proseguendo:  ”Credo che faremmo molta fatica a spiegarlo agli elettori, e ancora di piu’ ai nostri militanti – aggiunge -. A maggio ci hanno fatto perdere tutti i Comuni perche’ bisognava ‘prendere le distanze’ ora invece, senza che nulla sia cambiato, scopriamo che l’alleanza andrebbe salvata? Quanti arresti servono ancora perche’ si aprano gli occhi?’ Sono convinto che nei prossimi mesi ci giocheremo una partita molto piu’ importante delle regionali o delle politiche, quella della sopravvivenza della Lega. Ce la giocheremo meglio andando da soli oppure giocandoci un’alleanza con il Pdl in cambio di qualche poltrona?… Avremmo dovuto dimetterci subito e basta, perche’ cosi’ ci siamo fatti bruciare sul tempo da Formigoni e adesso il pallino ce l’ha in mano lui… Peccato”.

Ma non è questo l’unico maldipancia dei bossiani. In Emilia si attende prima o poi l’uscita dal movimento del deputato ed ex segretetario nazionale Angelo Alessandri, che dvrebbe aderite a “Progetto Reggio” dove sono già confluiti diversi consiglieri comunali e rpovinciali di Reggio Emilia oltre che il sindaco di Viano. Alessandri è stato presidente federale durante la segreteria di Bossi.

Intanto sulla giunta uscente del Pirellone si allungano nuove ombre nel giorno in cui Roberto Formigoni interviene in Consiglio regionale e annuncia che la “legislatura e’ giunta al termine” e spinge l’acceleratore verso il voto. Il governatore ha spiegato che, nei prossimi giorni, dara’ “vita a una giunta rinnovata di persone esterne alla politica” lombarda e confermato la determinazione a cambiare la legge elettorale, ma, ha avvertito, non e’ una priorita’ e si puo’ andare al voto “prima di Natale” anche con quella attuale. Formigoni aveva finito di parlare da qualche ora e su Palazzo Lombardia si sono riaccesi i fari della Procura. Si tratta dell’indagine sulla discarica di amianto nel Cremonese per la quale e’ finito in carcere, nel novembre scorso, l’ex vice presidente del Consiglio regionale lombardo, Franco Nicoli Cristiani. Nell’inchiesta, si e’ appreso, sono indagati, con l’accusa di corruzione, anche il presidente e l’ex vice presidente della Compagnia delle opere di Bergamo, Rossano Breno e Luigi Brambilla. Oggi la guardia di finanza ha setacciato le sedi delle societa’ di cui sono amministratori. Un imprenditore, Pier Luca Locatelli, sospettano i pm, avrebbe realizzato lavori gratis in una scuola e versato denaro a Breno e Brambilla, affinche’ favorissero la Cavenord di Locatelli ottenendo la trasformazione della cava di cappella Cantone in discarica di amianto. Negli sviluppi dell’inchiesta, in particolare, a Breno e Brambilla viene contestato di avere interceduto, presso gli amministratori della Regione, per svoltare la situazione a favore di Locatelli, anche attraverso una delibera “su proposta di Roberto Formigoni” datata 20 aprile 2011.

Nuove rivelazioni che complicano, ancora prima del battesimo, il percorso della nuova giunta Formigoni. E potrebbero accorciare il cammino verso il voto, col rischio di vanificare i ‘desiderata’ dell’alleato Lega Nord che, contrariamente al governatore, vorrebbe arrivare ad aprile e accorpare regionali e politiche in un unico election day. In serata, Angelino Alfano si e’ limitato ad assicurare che in Lombardia si andra’ a votare “presto”, anche se la data “non e’ stata ancora stabilita”. Molto dipende anche dalla trattativa e dal dialogo dell’alleanza a livello nazionale con la Lega Nord. Il Carroccio non ha mai nascosto di ambire al posto di governatore lombardo e di voler mettere quella poltrona sul piatto dell’intesa nazionale, cosi’ come ha ribadito Roberto Maroni in un’intervista pubblicata proprio oggi. Asprirazioni, quelle del segretario federale dei ‘lumbard’, subito bocciate da Formigoni che ha definito “irrituale” un’eventuale candidatura dell’ex ministro dell’Interno (sabato si terranno le primarie organizzate dal Carroccio). In ogni modo, sicuramente, la Lega, malgrado le tensioni dei giorni scorsi, partecipera’ con un suo rappresentante alla nuova giunta, come ha chiarito il segretario lombardo, Matteo Salvini (con tutta probabilita’ si trattera’ del vice presidente Andrea Gibelli). Mentre alleato del governatore verso un’accelerazione del voto potrebbe essere il Pd, favorevole a tornare alle urne il prima possibile. Molto dipende dalla discussione sulla legge elettorale: la Commissione affari istituzionali e’ stata chiamata a riunirsi in seduta urgente gia’ da domani, mentre il presidente Fabrizio Cecchetti ha convocato per giovedi’ prossimo il consiglio per l’approvazione della nuova legge.

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