LODI, IL PREFETTO E L’ODORE DI ‘NDRANGHETA CALABRESE

di TONTOLO

Leggo sui giornali che il prefetto di Lodi, Pasquale Antonio Gioffré, avrebbe avuto delle strane frequentazioni con suoi paesani in odore di ‘ndrangheta. Niente di strano perché – si sa – i calabresi lontano dalla loro terra soffrono di struggenti nostalgie e trovano un po’ di conforto solo frequentando cari paisà e parlando dei giovanili ricordi sulla Sila e l’Aspromonte.

Per carità, niente di illegale, anzi: solo un tipo sospettoso come il senatore Lumia può vederci della malizia e farci un’interrogazione parlamentare.

Io, che sono un po’ tontolo, mi sono invece fatto un’altra domanda. Perché tenere lontano dal proprio paesello un probo cittadino e farlo struggere di nostalgia e privarlo di pignolata e morzeddu? Perché non fargli fare il prefetto a Catanzaro o a Crotone, in mezzo alla sua gente: così nessun cattivone potrebbe più sospettare niente di brutto.

In provincia di Lodi, a Codogno, a Cavacurta o a Pieve Fissiraga non c’è proprio nessuno che possa fare il prefetto? Sono proprio tutti tonti come me?

Deve essere una tontaggine molto diffusa per tutta la Padania se nel 2011, su 100 prefetti, solo 7 sono nati nella valle del Po e immediati dintorni e un paio hanno anche cognomi poco indigeni. Ci sono 37campani e 21 siciliani. Si vede che – come diceva la sciura Ciampi – sono gente più intelligente e “studiata”. Siamo noi che siamo proprio tontoli.

 

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