L’Ocse: l’Italia soffoca. Prima però ha strangolato il Nord

di GIOVANNI D’ACQUINOnord_strangolato

La peggiore della classe, ma già lo sapevamo. Una volta per uno, gli organismi che controllano i nostri flussi economici e sociali, sentenziano la fine. Ma certo. E’ così scontato che non fa notizia.

L’Ocse prevede per il 2014 un calo del Pil del 0,4% “con il debito pubblico in aumento e la deflazione in atto la situazione diventa drammatica”. Insomma “l’Italia sta soffocando”. Lo dice  Rosario Trefiletti ma anche  Elio Lannutti (presidenti di Federconsumatori ed Adusbef aggiungendo che “sarebbe necessario una politica economica espansiva per rimettere in moto la domanda di beni, servizi e occupazione, ma gli attuali vincoli europei, il rapporto tra il deficit e il Pil del 3% e il fiscal compact (patto di stabilità, firmato nel 2012 e in vigore dal 2015), impediscono ogni misura espansiva e soffocano il sistema economico italiano.

Lo avevano votato il Pd, Forza Italia, c’era Monti. La Lega era rimasta fuori ma con Forza Italia va di nuovo d’amore e d’accordo. Quindi, che dire ai politici che ci condannano per tattica e strategia elettorale a morire soffocati?

E il Nord? Le politiche di taglio alla spesa pubblica non hanno alleggerito la tassazione né premiato chi fa impresa, l’evasione fiscale divide in due il Paese, i trasferimenti anche.

Il recupero in Eurolandia “rimane deludente, specialmente nei Paesi piu’ grandi: Germania, Francia, Italia”, aggiunge l’Ocse nell’Interim Economic Assessment. “Mentre – si legge – la ripresa in alcune economie periferiche è incoraggiante, altri Paesi fronteggiano ancora sfide strutturali e di bilancio, insieme al peso di un alto debito”.

Ma la solfa non cambia. Per quanto l’economia nazionale dovrà fare i conti con tutto il paese così da asfissiare quel poco che è rimasto ancora vivo? L’Ocse si dia un’occhiata intorno, passi dalle parti del Veneto che reclama l’indipendenza e dalle parti del governo che impugna la volontà popolare di esprimersi in merito.

Si muore tutti insieme, insomma. Senza scomodare le statistiche economiche.

 

 

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