Lo Stato pronto a tassare le forchette del ristorante, le finestre per guardare fuori e gli auricolari per ascoltare

Tempo fa Gilberto Oneto ricordava che “Sui libri di educazione civica si dice che le tasse sono il contributo che i cittadini devono dare per il funzionamento della comunità, sono – sia pur in forma generalizzata – il pagamento per servizi che ricevono. Il pagamento di uno specifico servizio o impresa si chiama tassa di scopo”.

Fu così per il canone Rai. C’era solo la Rai, d’altra parte, all’inizio della storia della televisione. Poi la Rai iniziò come gli altri a raccogliere pubblicità, e il canone divenne la tassa sul possesso del televisore. A prescindere, quindi. Peraltro per una cosa che abbiamo già pagato tassata all’acquisto. Ma quella tassa viene rinnovata anno dopo anno. La tassa di circolazione ha fatto la stessa fine. E’ una tassa di possesso. Ma l’Iva non l’abbiamo già versata all’acquisto? Sì, ma paghi anche la tassa sull’uso del veicolo. Una tassa sul bisogno.

Oneto a questo punto faceva una sagace osservazione: “La cosa apre scenari interessanti: far pagare le posate per poter mangiare al ristorante, far pagare gli auricolari per ascoltare la musica, far pagare l’uso delle finestre da cui si guardano gli altri passeggiare, e via creando.  Ma ha fatto anche di meglio: la tassa sulla somiglianza, su qualsiasi cosa somigli e faccia – almeno in parte – il servizio di una televisione. Ci aspettiamo che l’Imu venga, in coerenza, applicata anche a tende, roulotte, camper e ogni tipo di ricovero dove si può abitare o dormire come in una casa. I barboni abitano scatole di cartone o dormono sotto i ponti: Equitalia emetterà una cartella anche per questi ambienti, non necessariamente accatastati”.

 

 

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