Lo Stato non c’è più: subito un’assemblea costituente popolare

di FABRIZIO DAL COL


Il degrado morale della politica e il dilagare della corruzione hanno reso per sempre impossibile la speranza di salvare l’Italia. I partiti pensano solo a loro stessi e i politici vedono nelle elezioni l’opportunità per continuare a garantirsi i privilegi e gli stipendi dorati. Nonostante la crisi, banche, speculazioni e rigore,continuano a farla da padroni, mungendo le ultime risorse ancora disponibili dei cittadini, risorse che le scadenze di dicembre si porteranno via, lasciando così senza più speranze gli italiani. Nel frattempo il governo continua a prelevare, manu militari, a destra e a manca, senza avvedersi che la Ragioneria non serve più a nulla se non a millantare il presunto credito internazionale che, senza una svolta radicale del Paese, apparirà chiaro non essere mai stato realmente conseguito.

Lo Stato ha fallito e i politici, che ancora non hanno intenzione di farsi da parte, sono gli unici responsabili e nonostante ciò, incuranti del fatto che nessuno ormai li sopporta più, preferiscono continuare senza fine con i loro caroselli. Non esistono più riforme in grado di smantellare questo Stato, mentre invece continuano a resistere quei politici che pur di non modificare lo status quo, giocando alla roulette russa, stanno mettono seriamente a rischio la vita dei cittadini i quali pensano ormai alla concreta ‘paura di non farcela’ e almeno il 43,1% di loro, stando al 46 esimo rapporto annuale del Censis, condivide questo pensiero. Per il Censis questa forte disponibilità dell’opinione pubblica all’indignazione e alla mobilitazione ‘contro’ si iscrive nel contesto più generale di crisi delle democrazie rappresentative che attraversa gran parte delle società europee, ma assume in Italia caratteri più radicali e una diffusione più consistente. Il risultato è che la politica rischia di rimanere sotto i riflettori solo come imputata, essendo ormai percepita dalla popolazione come un costo cui non corrispondono benefici, se non per i suoi adepti. Gli scandali giudiziari che si sono susseguiti negli ultimi mesi sembrano aver ormai smascherato una classe dirigente rea, agli occhi di molti, di aver tutelato soltanto gli interessi personali.

Il tempo è scaduto, e senza una nuova assemblea costituente di iniziativa popolare da affidarsi alla società civile, dopo che i politici avranno deposto le armi, la possibilità che le tensioni sociali anche pesanti non è così remota, tensioni che potrebbero anche finire con l’avere il sopravvento. Solo lo scioglimento anticipato delle Camere e un governo provvisorio espressione di una assemblea costituente popolare possono ricostruire il futuro di un Paese ormai consegnato alla storia e ripristinare quelle sovranità perdute grazie alla riscrittura di una nuova Costituzione. Chi si ostina a perseguire il miraggio di poter riformare regole, leggi, istituzioni, forma di governo e l’intero impianto dello Stato attraverso i politici e i partiti che conosciamo oggi non può che essere in malafede, e questo perché il sistema di potere autoreferenziale continuerà ad autoalimentarsi e non sarà mai in grado di riformare sé stesso. Il tempo è scaduto, lo ripeto, e questa è l’ultima chiamata: se l’ostinazione dei politici continuerà a prevalere sul buon senso, agli italiani non resterà altro che non rispettare più le regole, le tasse e la giustizia e così facendo, la politica avrà ottenuto solo il risultato di aver portato il Paese verso una deriva non democratica.

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