Livelli di assistenza, due Italie. E lo Stato non sa raccogliere più i dati…

Ogni anno il Ministero della Salute pubblica il report “Monitoraggio dei LEA attraverso la cd. Griglia LEA” che, attraverso l’assegnazione di un punteggio, attesta l’erogazione delle prestazioni sanitarie che le Regioni devono garantire ai cittadini gratuitamente o attraverso il pagamento di un ticket. Si tratta di una vera e propria “pagella” per la sanità che permette di identificare Regioni promosse (adempienti), pertanto meritevoli di accedere alla quota di finanziamento premiale, e bocciate (inadempienti).

Nel report “Livelli Essenziali di Assistenza: le diseguaglianze regionali in sanità“, la Fondazione GIMBE ha analizzato i risultati dei monitoraggi annuali del Ministero della Salute relativi al decennio 2010-2019.

 

Ecco alcuni stralci dal dossier, qui la versione integrale: Report_Osservatorio_GIMBE_2022.02_Adempimenti_LEA_2010-2019

A partire dal 2007 le Regioni con un disavanzo nel conto economico vengono sottoposte ai Piani di rientro, finalizzati sia a ristabilire l’equilibrio economico-finanziario, sia a garantire l’erogazione dei LEA. In caso di mancato raggiungimento degli obiettivi, i Piani di rientro proseguono secondo Programmi Operativi di durata triennale. A partire dal 28 febbraio 2007 iniziano ad essere siglati i Piani di rientro che hanno progressivamente coinvolto dieci Regioni: Lazio, Abruzzo, Liguria, Campania, Molise, Sicilia, Sardegna, Calabria, Piemonte e Puglia. Liguria e Sardegna hanno concluso il loro Piano di rientro al termine del triennio 2007-2009; la Regione Piemonte al termine del triennio 2013-2015. Le altre sette regioni (Lazio, Abruzzo, Campania, Molise, Sicilia, Calabria, Puglia) sono tuttora sottoposte alla disciplina dei Piani
di Rientro.

Le procedure di commissariamento sono state finora attivate per cinque Regioni: Lazio, Abruzzo, Campania, Calabria e Molise. Ad oggi, sono uscite dal commissariamento l’Abruzzo, la Campania e il Lazio, mentre rimangono ancora commissariate Calabria e Molise.

Con riferimento ai punteggi Lea 2019, risultano adempienti 17 Regioni. In dettaglio, 10 Regioni raggiungono un punteggio superiore a 200 (Veneto, Toscana, Emilia-Romagna, Lombardia, Marche, Umbria,
Liguria, Friuli Venezia-Giulia, Abruzzo e Lazio); 7 Regioni (Puglia, Piemonte, Provincia autonoma di Trento, Sicilia, Basilicata, Campania e Valle d’Aosta) si collocano in un punteggio compreso tra
200 e 160, livello minimo accettabile. La Provincia autonoma di Bolzano, il Molise, la Calabria e la Sardegna hanno un punteggio <160, indicativo di numerose criticità. Calabria, Sardegna e Province autonome di Bolzano e Trento risultano penalizzate anche dal mancato invio di alcuni flussi informativi obbligatori.

Considerato che ciascuna Regione può ottenere in un anno un massimo di 225 punti e in 10 anni 2.250 punti, è stata calcolata la percentuale di adempimento cumulativo 2010-2019, riportando la classifica per quartili (tabella 5.4)

Conclusioni

Rispetto al mantenimento dell’erogazione dei LEA i risultati del presente report restituiscono un’Italia che, a fronte di un SSN fondato su princìpi di equità e universalismo, presenta inaccettabili
diseguaglianze regionali. In particolare:
 Gli adempimenti LEA 2018 valutati tramite il questionario LEA documentano che solo 5 Regioni (Emilia-Romagna, Veneto, Lombardia, Marche, Toscana) sono adempienti (senza impegno né
raccomandazioni) per almeno l’80% delle 43 valutazioni.
 Gli adempimenti al mantenimento dell’erogazione dei LEA tramite Griglia LEA, per i quali nell’ultima valutazione solo due Regioni risultano inadempienti, lasciano emergere diseguaglianze regionali di notevole entità nel decennio 2010-2019. Nel quartile superiore si ritrovano solo Regioni del Nord: Emilia-Romagna, Toscana, Veneto, Piemonte e Lombardia; nel terzo quartile due Regioni del centro (Umbria e Marche) e tre del Nord (Liguria, Friuli Venezia-Giulia e Provincia autonoma di Trento). Nessuna Regione del Sud compare tra le prime dieci posizioni.
 La sperimentazione 2019 con gli indicatori CORE del NSG restituisce, con qualche eccezione, una classifica generale analoga a quella ottenuta con la Griglia LEA 2019, seppur con differenze, spesso notevoli, tra le tre macro-aree di assistenza: prevenzione, distrettuale e ospedaliera.

La capacità della Griglia LEA di “catturare” gli inadempimenti si è progressivamente ridotta nel corso degli anni, sia per le modalità di rilevazione, sia per la sostanziale stabilità degli indicatori nell’ultimo decennio. Tale progressivo “appiattimento” dello strumento di monitoraggio degli adempimenti LEA ha generato un inaccettabile paradosso: se nell’ultima rilevazione relativa al 2019 solo due Regioni risultano inadempienti (Molise e Calabria), vari report indipendenti dimostrano un generale peggioramento della qualità dell’assistenza sanitaria.

Infine, è evidente che lo strumento dei Piani di rientro non ha prodotto i risultati attesi: se si è dimostrato efficace per il riequilibrio finanziario delle Regioni, lo stesso non si può dire per la riorganizzazione dell’assistenza sanitaria ai fini di un miglioramento dell’erogazione dei LEA, indipendentemente dai punteggi. Infatti, delle 10 Regioni sottoposte al Piano di rientro dal 2007 al 2010, 7 (tutte al Centro-Sud) lo sono ancora e 2 rimangono commissariate.

Senza una nuova stagione di collaborazione tra Governo e Regioni e un radicale cambio di rotta per monitorare l’erogazione dei LEA, le diseguaglianze regionali continueranno a imperversare e il diritto alla tutela della salute continuerà ad essere legato al CAP di residenza delle persone. Una situazione inaccettabile, che sovverte i principi di equità e universalismo del SSN.

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