L’ITALIA CEDE E PER GLI INDIPENDENTISTI GIUNGE L’ORA

di FABRIZIO DAL COL

Il cedimento del paese Italia è ormai dietro l’angolo. Ogni santo giorno il capo dello stato Giorgio Napolitano è impegnato nel difendere l’unità e la coesione di uno Stato centrale ingestibile e minato dalle sue stesse istituzioni. Le sue dichiarazioni circa le tensioni sociali sono sempre più numerose e allarmanti e l’invito al governo a far presto ad applicare quelle riforme necessarie volte al rilancio della crescita è divenuto quotidiano. Il premier Monti, viste le innumerevoli e quotidiane  dichiarazioni che apparivano sui giornali, ha richiesto un colloquio con il presidente della Repubblica, e da tale incontro è emerso l’invito esplicito del capo dello Stato a cambiare marcia, anteponendo alla politica di austerity quei provvedimenti necessari alla crescita quale priorità assoluta. A fronte dell’attuale situazione economica, la scelta di velocizzare i provvedimenti sulla crescita economica non solo è  tardiva, ma si trasformerà a breve anche in nociva. La politica del rigore fin qui applicata come una scelta primaria sui numerosi provvedimenti legislativi messi in cantiere, ha prodotto l’impoverimento generale del tessuto socio economico italiano e l’applicazione dei futuri  decreti sulla crescita oggi necessita di ulteriori e immediati interventi finanziari che l’Italia in questo momento non è in grado di affrontare. Con il 30 di giugno, ovvero quando si potrà determinare con certezza le entrate dello Stato derivanti dalle dichiarazioni dei redditi Italiani e dalla lotta all’evasione fiscale, potrebbe verificarsi l’irreparabile e le entrate statali potrebbero essere non solo  inferiori alle attese, ma insufficienti a finanziare le politiche nel comparto delle produttività.

Le probabili mancate entrate sono inevitabilmente imputabili alle oltre 200.000 imprese che hanno chiuso nel corso del 2011 e allo sperpero totale  di denaro pubblico, al quale non si voluto provvedere in questa prima metà del 2012. L’ostinazione e l’inflessibilità del premier nell’applicare la politica del rigore come prima scelta è stata da una parte  determinata da un forte egocentrismo personale, e dall’altra volta ad ottenere per l’Italia un ruolo di spicco in Europa capace di modificare l’assetto di politica economica dell’intera Unione Europea.  In realtà, come ci ha detto ieri Bankitalia, il debito pubblico italiano è comunque aumentato e molto probabilmente sarà destinato ad aumentare ancora nei prossimi sei mesi. La politica del rigore volta a mettere in sicurezza l’Italia ha prodotto di fatto una fiumana di tasse e non è servita a mettere al riparo da un possibile default, ma solo a garantire l’esistenza dell’Unione Europea  fortemente compromessa da un suo paese fondatore qual è l’Italia. Ecco perché ciò che sta accedendo in questi giorni assomiglia sempre più ad un cedimento continuo ed inarrestabile di tutte le istituzioni che conformano lo Stato centrale, e mentre si sta provvedendo alla difesa di Equitalia e Finmeccanica, dichiarate qualche giorno fa dal ministro Cancellieri obbiettivi sensibili, i cittadini non sembrano più essere in grado di reagire ad uno sconforto che ormai sconfina spesso in reazione incontrollata. Persino Benedetto XVI, sempre più preoccupato da una politica che quotidianamente perde il suo ruolo, è intervenuto in preghiera invitando gli italiani a reagire a tale sconforto.

Tuttavia ciò che servirebbe urgentemente al Cittadino comune è una svolta decisa, di speranza e  pacificatoria, e tale svolta non può che essere determinata da una revisione se non addirittura una totale e immediata abrogazione delle regole vigenti che opprimono la quotidianità di ciascuno. Se non vi saranno queste condizioni, il crollo e il decadimento dello Stato sarà inevitabile e a rallegrarsene non saranno solo tutti coloro che si battono per la Libertà e L’Indipendenza, ma anche i Cittadini oggi sempre più oppressi  da uno Stato che ha dimostrato non solo di non volere cambiare, ma di continuare imperterrito ad infierire su di loro.

 

 

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