L’Italia ammazza gli orsi, San Gallo ci fa lo stemma della città

di GIUSEPPE REGUZZONIsangalab

Che tristi e sciatte polemiche sugli orsi miseramente abbattuti. Prima li si vuole inserire di nuovo nelle montagne, poi li si distrugge perché spaventano e depredano. La natura ha le sue regole, l’uomo che regole vuole? Ma al di là di questa riflessione e della protesta delle associazioni a difesa degli animali oltre che di autorevoli zooantropologi (il nostro giornale ha ospitato l’editoriale di Roberto Marchesini al proposito), vorrei fare una piccola carrellata di quello che un tempo animava e scandiva i rapporti con gli animali.

Che strana combinazione, il calendario dei Santi cattolici è pieno di figure che hanno amato gli animali (sicuramente più dei sindaci, più dei politici cacciatori, più di chi affama i randagi, di chi protegge i canili lager che le asl “ignorano” e che si prendono appalti milionari dai sindaci  che non fermano il randagismo, perché è un affare.. e via dicendo…) santi, si diceva, che con loro hanno avuto un rapporto quasi preferenziale, realizzando alla perfezione quanto il Catechismo dice di loro, presentandoli come “creature di Dio”  che “con la loro semplice esistenza lo benedicono e gli rendono gloria”.

E vengono subito in mente i nomi di san Francesco d’Assisi o san Filippo Neri, ma anche belle tradizioni del Cristianesimo popolare, come quelle di Sant’Antonio Abate, popolarmente detto Sant’Antoni del purscell. Sfugge, troppe volte, che esiste anche il reciproco di questa straordinaria relazione, vale a dire gli animali che si sono presi cura degli esseri umani. Si racconta, per esempio che san Gallo, fondatore e patrono dell’omonima città svizzera, giunto da quelle parti dal lontano Galles avesse predicato per anni dalla sua celletta eremitica alle rozze popolazioni alemanne di quelle valli, senza essere mai ascoltato da nessuno.

Alla fine, e dopo tanta, tanta solitudine, incominciò a venirlo a trovare un orso che, a poco a poco, gli divenne amico. L’unico essere vivente che stava a sentirlo. Gli Alemanni, molti anni dopo, si convertirono e, su quel che restava della sua povera celletta, iniziarono a costruire una splendida abbazia. San Gallo ancora oggi ha nel suo stemma un orso, a memoria di quei lontani e leggendari eventi. Di san Rocco,  protagonista sino a qualche decennio fa’ di una straordinaria devozione popolare, si racconta che fosse un santo della carità, solito curare gli appestati senza risparmiarsi in alcun modo. Accadde, però, che quando fu lui a prendere la peste, nessuno volle più avvicinarlo. Si racconta che solo un cane si recasse a visitarlo, portandogli un pezzo di pane, tenuto nella bocca. Non per nulla nelle immagini del Santo non manca mai, accucciato ai suoi piedi, un cagnolino con un bocca un po’ di pane. A volte gli animali ci sorprendono e, tra tutti gli animali, sono senza dubbio i cani quelli che dimostrano una fedeltà non a caso divenuta proverbiale.

Ebbene, animali da corte, da compagnia, animali delle foreste… Il rispetto e la conoscenza, conoscenza della vita, non sono un’eresia e un pietismo che antropizza. La civiltà del rispetto non per tutti, è vero. E non a caso anche questa volta, dopo le feste con la carne dell’orso, per farsi un vanto della virilità politico-montanara, si sia arrivati alle teste dell’orso appese al muro. Il passo è breve. Si è visto.

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1 Comment

  1. L’ignoranza è sempre inaccettabile ma quando sono i nostri dirigenti a cavalcarla dobbiamo avere il coraggio di buttarli giù! Sindaci leghisti che firmano ordinanze contro gli animali devono essere CACCIATI!

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