Lindipendenzanuova e uno scritto del suo direttore nella tesi di laurea sulla grande giornalista Rosanna Marani, amata da Gianni Brera

Vi lascio un ricordo di me, della mia direzione. Siamo finiti recensiti, citati e bibliografati nella splendida tesi di laurea di Enzo Cairone sulla vita della prima grande giornalista sportiva italiana, Rosanna Marani, tanto decantata da Gianni Brera, che da padano ne descrisse in modo sublime l’originale e irripetibile personalità professionale di pioniera.

Avevamo scritto di Rosanna, amica da sempre, e per un certo periodo anche collaboratrice de lindipendenzanuova, perché ad un corso di aggiornamento professionale dedicato alla figura di Brera, pieno di strafalcioni e ovvietà, sul palco mancava proprio lei, Rosanna, che la storia del giornalismo sportivo con Brera ha scritto e inciso sulla pietra.
Un destino beffardo, d’altra parte alle donne tocca pagare il prezzo del silenzio e dell’ombra. Essere brave non basta per affermarsi e ricevere rispetto.

Nel frattempo ringraziamo Enzo Cairone per aver trovato nel mare di documentazione anche il nostro contributo. A conferma che il quotidiano è apprezzato, letto e considerato utile e autorevole. Come sempre fuori dal circuito dei potenziali lettori. Nessuno è profeta in patria. Né io né Rosanna abbiamo un batacchio tra i pantaloni e anche per questo sputiamo sangue per lavorare e faticarci il vivere. Apprezzate ma a parole. Premi giornalistici, riconoscimenti, citazioni, ma morte nel cuore.
Ecco alcuni stralci dalla tesi.

 

 

Infine Rosanna Marani ha accettato di essere intervistata per l’elaborazione della tesi:

1) Cosa condivide col giornalismo sportivo femminile di oggi e cosa invece crede possa mancare rispetto a quello del passato?

La passione, la tenacia, il desiderio di autoaffermazione, la competenza, la professionalità di alcune giornaliste come Emanuela Audisio, Paola Ferrari[16] , Cristina Parodi, Simona Ventura, Francesca De Vincenzi, Ilaria D’Amico, Valentina Cristiani, Marina Presello e Serena Gentile, senza dimenticare Stefania Piazzo, giornalista di razza a tuttotondo che è corsa in mia difesa in parecchie occasioni a me avverse.

 

Il giorno 6 marzo 2016, la giornalista Stefania Piazzo[34], pubblica un articolo on line per il quotidiano “L’ Indipendenza Nuova” con il titolo: “Perché a parlare di Brera avrei voluto Rosanna Marani”
In sostanza la Stefania Piazzo, facendo riferimento all’ evento di formazione professionale obbligatoria dell’Ordine dei Giornalisti, dedicato nella circostanza a Gianni Brera, lamenta di uno scarso interesse da parte degli astanti colleghi circa l’incontro in essere, ridotto ad un mero creditificio assicurato dalla sola presenza.

Ed in virtù di questo scenario sconfortante, se non irrispettoso, quantomeno superficiale, la giornalista avrebbe preferito come relatore – al fine di rendere l’evento degno del contesto – proprio la Rosanna Marani: “La prima giornalista sportiva donna del nostro Ordine professionale a parlare di calcio anche in tv. La sola, e unica, che campeggia nei corridoi della Gazzetta assieme a Brera, l’unica tra quei presenti oratori ad aver vinto l’Ambrogino d’Oro per la sua colta carriera di donna dello sport giornalistico e non solo (non primadonna…come accade per molti uomini) a Milano e in Lombardia, pur non essendo lombarda come Brera. Ma di classe, con il premio di poesia “Alda Merini” da “spadellare”.

Basta per avere titoli di relatore ad un corso di formazioneÈ la sola che può vantare, a differenza di tante penne presenti, una prefazione ad un suo libro di calcio, scritta con padana passione da Brera, che ne onorava l’intrigante irriverente intuizione ruspante. Ecco, la prossima volta, si passi il microfono anche a chi svecchiò, e non poco, quel giornalismo alla Gazzetta e nel mondo giornalistico, subendo quelle che erano anche le prime mosse dell’ostruzionismo professionale. Una donna in redazione, era da snobbare. Ma una volta può bastare. O no?”.

No, non basta, una volta non basta mai, Rosanna.

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