Il nostro giornale, la Lega e chi sceglie la “torre d’avorio”

di GIANLUCA MARCHI

Diversi lettori de L’Indipendenza, e fra loro alcuni appartenenti ai movimenti accreditati alla convention di Jesolo del maggio scorso, sostengono ripetutamente che questo giornale dovrebbe smettere di occuparsi di Lega. Insomma, invocano il dantesco “non ti curar di lor ma guarda e passa”, ritenendo che dilungarsi sul Carroccio e sulle sue evoluzioni in atto – negative o positive a seconda dei punti di vista – sia una perdita di tempo e finisca per non portare acqua al mulino indipendentista. Osservazione legittima dal loro punto di vista, che non sto a sindacare se derivi dalla reale convinzione che la Lega ormai rappresenta solo un passato morto e sepolto, oppure sgorghi più dal malanimo maturato per essere stati il cosiddetto “amante tradito”.

Ribadisco: la loro è una posizione legittima e anche comprensibile, soprattutto quando espressa da persone che hanno deciso di impegnarsi a vario titolo nella cosiddetta galassia indipendentista, e che vedrebbero facilitato il loro compito dalla sparizione della Lega ma non dei leghisti. Tuttavia è una posizione non condivisibile da parte di chi, come il sottoscritto, dirige un giornale online che, pur rivolgendosi in primis al composito mondo indipendentista e autonomista, non ha le funzioni di un soggetto politico e deve guardare al numero più vasto possibile dei potenziali lettori. E in questo bacino ci sono migliaia di cittadini-elettori che continuano a guardare alla Lega come a un’opportunità e che sono anche lettori de L’Indipendenza e da essa si aspettano di essere informati, persino con una lettura critica, su quanto accade dentro il movimento oggi guidato da Roberto Maroni.

Ecco perché, qualche giorno dopo il congresso di Assago, ho scritto un articolo – che so aver scatenato diversi mal di pancia – in cui ho sostenuto la necessità di andare a vedere cosa sarà capace di offrire la Lega in occasione degli Stati generali del Nord (convocati per la fine di settembre). La politica – almeno così la vedo io – è fatta di ideali ma anche di azione pratica: i due binari devono sempre mantenere una coerenza fra loro, altrimenti il treno deraglia, ma senza l’azione pratica l’ideale resta rinchiuso nella sua preziosa “torre d’avorio” e senza ideali l’azione pratica diventa solo opera di mercenari. In altri termini una modica dose di compromesso è necessaria, altrimenti ci si ferma alla testimonianza: per carità, una nobile scelta, ma con la testimonianza al massimo si influisce su qualche coscienza, difficile che si modifichino i destini di una comunità. A meno di essere maggioranza assoluta, ma non mi pare questa una prospettiva facilmente realizzabile a breve.

Mi spiace dirlo, ma ho l’impressione che la galassia indipendentista rischi di ammalarsi di “splendido isolazionismo”: con la scusa di non contaminarsi ciascuno resta confinato nella sua “torre d’avorio”, ammesso e non concesso che questa scelta non sia dettata dalla recondita volontà di salvaguardare il proprio piccolo territorio. Non vado oltre perché l’ottimo Fabrizio Dal Col si esibisce efficacemente proprio su questo tema nell’articolo pubblicato qui a fianco. Dico solo che L’Indipendenza si è fatta promotrice di Jesolo per far sì che i vari soggetti indipendentisti e autonomisti si guardassero in faccia e si parlassero, elaborando alla fine un documento che indicasse una strada come possibilità da intraprendere. Mi limito a constatare che fino a oggi è successo ben poco: solo due o tre gruppi presenti a Jesolo, insieme ad altri che invece non c’erano, stanno costituendo un cartello elettorale in vista delle politiche 2013, attirandosi tra l’altro non poche critiche. Ma ora non si chieda al quotidiano di compiere ulteriori passi, perché questi spettano a chi ha scelto di fare politica e non teoria.

Un’ultima annotazione. Coloro che sostengono che la Lega andrebbe ignorata dovrebbero sapere che un giornale online ha la possibilità di reggere la sfida della sopravvivenza, e sottolineo sopravvivenza a uso e consumo di coloro che fingono di non capire, solo se raggiunge numeri ragguardevoli (in fatto di contatti e di pagine visitate), tali da diventare attrattivi per la pubblicità (che, va detto subito, sulla rete vale ancora assai poco, almeno in Italia). Se questo giornale dovesse rinunciare per scelta a una parte consistente del suo pubblico, sono disposti costoro a sostenere economicamente L’Indipendenza per consentire a chi ci lavora con dedizione e a tempo pieno di ricavarne un compenso dignitoso e perché il prodotto giornalistico possa essere sempre più completo? E come si porrebbero i suddetti signori, nel caso la loro risposta fosse negativa, rispetto all’opportunità offerta dalla nuova legge sull’editoria (in discussione in Parlamento) che introduce finanziamenti pubblici (moderati, sia chiaro) per i giornali online i cui ricavi annui siano inferiori ai 100 mila euro? Per la cronaca se L’Indipendenza anche solo si avvicinasse a tale cifra non avrebbe problemi di vita… Attendo con trepidazione una risposta, anche se ciò implicasse che il primo ad accomodarsi alla porta debba essere chi scrive.

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