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L’indipendenza? In gondola. Il vero referendum veneto: Tosi-Berlusconi contro Salvini-Zaia

di STEFANIA PIAZZOBandieraVenezia

Doveva essere il trionfo di Zaia, scontato. Doveva essere il bis senza dubbi del governatore, fiancheggiato dalle liste indipendentiste. Invece l’indipendenza il Veneto se la deve dimenticare ancora per un bel po’ perché c’è tutto sui media e sulle agende della politica tranne che la vecchia cara autodeterminazione. E il risultato delle regionali è tutto meno che ovvio. C’è da ballare per tutti.

La corsa di Tosi, per il centro più la destra, come lo chiama lui il polo dei moderati necessario per battere Renzi, ha sparigliato tutto e tutti. Chi ha tradito? Per Tosi è Salvini, che ha rinnegato i patti elettorali, per Salvini è Tosi perché non rispetta le gerarchie di partito. Per gli indipendentisti entrambe perché hanno aperto al Sud e della questione settentrionale se ne fanno un baffo. Certo è che quando Tosi scardinò la monarchia bossiana, ai rottamatori non pareva vero avere una punta di diamante, un politico che non faceva solo il politico ma che amministrava una città, ad aprire la strada al cambiamento della Lega. Non più ristretta dentro i confini del castello ma pronta a dialogare con tutto il Paese. Quello che fa oggi Salvini pigliatutto. Ma cambiano i tempi e i ruoli si invertono.

La questione dell’attrito, dell’evidente insanabile spaccatura tra il tosianesimo e il salvinismo, nella fede laica del Nord incazzato con Roma ma che con Roma deve vivere per quorum e per sopravvivenza politica, sta arrivando al punto di rottura. Le mediazioni bossiane e maroniane su Salvini per evitare la rottura con Berlusconi sono solo delle difese d’ufficio, le accuse di Salvini ad Alfano sono un crescendo di tono, “è un incapace”, mentre Zaia allunga il passo affermando che una eventuale discesa in campo di Tosi per i veneti sarebbe “come un’ipotesi assolutamente abominevole che va al di là di ogni pessima aspettativa”.

Se non è guerra che cos’è?

I delusi del centrodestra chi voteranno, in Veneto? Staranno dalla parte di Salvini o cercheranno un volto efficace e moderato come Tosi, con dietro Forza Italia, il Nuovo centro destra e le liste civiche di Tosi? Per chi si tureranno il naso?

“L’operazione è geniale – commenta Gigi Moncalvo in un’intervista al Sussidiario di Pietro Vernizzi – perché non neutralizza Salvini con una candidatura di Forza Italia o della società civile di destra, ma addirittura con un sindaco leghista”. La questione infatti è che il centrodestra berlusconiano, privato di Bossi, e anche di Maroni, deve disinnescare la mina salviniana, prezzemolo di tutte le tv. E Tosi è il guastatore perfetto. Se sia o meno vincente lo dirà il referendum con valenza nazionale che è rappresentato dalla corsa di due centrodestra in una regione postdemocristiana, dove proprio Flavio Tosi non ebbe vergogna ad ammettere di esserne in qualche modo erede.  «Mica è un’offesa. Del resto la Dc, a parte le degenerazioni finali, fece grandi l’Italia e il Veneto», diceva il sindaco il 3 maggio 2012 a Gianantonio Stella, sul Corriere.

Un centrodestra senza leader, pesca dentro la Lega postbossiana il successore di un primato territoriale che ha comunque messo fuori combattimento i temi dell’indipendentismo. Anche per questo giro, strada in salita. Per Salvini, la prima vera prova del nove. E lunedì, consiglio federale. Espulsione per l’epuratore veneto che azzerò il partito dopo Bossi?

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