L’Indipendenza e l'”ultima chiamata” per conquistare la nostra indipendenza

di FABRIZIO DAL COL

Cari amici de “L’Indipendenza”, mi accingo a scrivere dopo aver letto l’editoriale del direttore Gianluca Marchi, ciò che mai avrei voluto e pensato di scrivere fino a ieri. La franchezza che traspare nelle righe vergate da Gianluca è già più che sufficiente a capire i motivi per cui ha voluto rendere evidente e chiaro l’immobilismo che alligna nel mondo indipendentista e per, logica conseguenza, anche la difficile sopravvivenza di questo stesso giornale. Per questa ed altre ragioni, oltre a condividere in toto l’articolo (appello) e la linea editoriale del giornale, grazie al quale gli aderenti all’idea indipendentista e i molti movimenti politici hanno fin qui potuto trovare, nel corso di pochi mesi, un valido riferimento per le loro attività e spunti necessari a proseguire in quello che dovrebbe essere l’obbiettivo comune che è l’Indipendenza, condivido anche “l’appello da ultima chiamata” del direttore.

Molti di voi mi conoscono, altri no e ciò nonostante non ho difficoltà ad ammettere e a far sapere a tutti della mia personale crisi finanziaria e cosa si provi quando non si riesce a conquistare un briciolo di indipendenza economica per conseguire il minimo di sopravvivenza per sè e per la propria famiglia. Rendo evidente questa situazione in forza dell’inciso dell’articolo in cui si recita “ma siamo al punto che o si parla un linguaggio di verità oppure si continua a pestare l’acqua nel mortaio” che ho inteso condividere fino in fondo rendendo pubblico ciò che fino a ieri mi sarei tenuto per me. L’amarezza coniugata all’impotenza sono una miscela esplosiva degradante, depressiva,” contagiosa” e, affinché non rischi di pervadere irreversibilmente il futuro di ognuno di noi, si rende oggi estremamente necessario dare una risposta certa “all’ultima chiamata”.

Mi permetto di aggiungere ciò che più ritengo importante facendo un esempio concreto con il Veneto: i Veneti sono come una “grande famiglia” che invece di essere unita è molto divisa al suo interno e non si avvedono, a causa della loro divisione, della forza che invece posseggono. Una forza dirompente rappresentata però da molteplici movimenti incapaci di difendere, perché divisi, la propria famiglia che si chiama Veneto. I comuni un tempo riuscirono a costituire il ducato di Venezia e oggi, se vogliamo sopravvivere, è necessario costituire come un tempo “la Lega dei Comuni” dai quali possa scaturire la libertà e l’indipendenza da raggiungersi con la forza delle istituzioni locali. Se si vuole, questa potrebbe essere l’unica via o progetto comune da sviluppare localmente per ricompattare la “famiglia” dei Veneti.

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