SONDAGGIO IN VENETO: LIGA -11%, CINQUE STELLE +5%

di GIANMARCO LUCCHI

Ci deve essere qualcosa che i sondaggi non ci raccontano fino in fondo. Oppure qualcuno degli istituti che li realizzano prendono delle topiche clamorose. Nelle ultime settimane le rilevazioni che ci sono state propinate in televisione o dalla grande stampa nazionale ci hanno detto di un Lega Nord in buona salute, nonostante le beghe interne che agli occhi di molti possono averne sporcato l’immagine. Tutto superato, apparentemente, visto che il Carroccio veleggia, secondo questi sondaggi, sopra il 10% con un trend in crescita. L’ultimo, in ordine di tempo, quello di Crespi, accredita al Carroccio un salto in avanti del 2,5%.

Poi leggiamo il Corriere del Veneto, edizione locale del Corriere della Sera, e scopriamo quello che il quotidiano definisce un “sondaggio choc”, con la Lega che, nella terra dove alle regionali del 2010 ha ottenuto il miglior risultato di tutta la Padania, con il 35% dei consensi , precipiterebbe di ben 11 punti, precipitando di un botto al 24%.

Chi li ha rilevate queste intenzioni di voto? La Swg, uno degli istituti che va per la maggiore, che ha lavorato su commissione del capogruppo leghista al Consiglio regionale, Federico Caner (nella foto sotto). I dati, alquanto allarmanti, avrebbero dovuto rimanere segreti, ma un bravo collega del Corriere ha superato il muro del silenzio.

Il sondaggio in questione dice anche che il Pdl scende dal 25 al 17%, che il Pd recupera appena un paio di punti passando dal 20 al 22%, che Sel  si muove impercettibilmente all’insù passano dall’1 al 2%, che l’Udc cresce dal 5 al 6% e che l’Italia dei Valori balza dal 5 al 7%. Dopo il crollo della Lega, il dato più clamoroso è la crescita del movimento Cinque Stelle che sale dal 2 al 7%. Da non sottovalutare, infine, che la platea degli indecisi e degli astenuti resta vastissima con un eloquente 49% il che, al lato pratico di una elezione, potrebbe modificare sensibilmente gli andamenti: per ora, infatti, le intenzioni di voto raccolte dalla Swg riguardano solo il 51% dei votanti.

Nel quartier generale della Liga devono aver fatto un salto sulla sedia, rischiando di cadere gambe all’aria: ma come, si son detti, a Roma siamo da soli all’opposizione contro un governo che impoverisce gli italiani, e qui in Veneto non recuperiamo terremo, anzi sprofondiamo! Evidentemente il recupero della verginità perduta non è così facile come qualcuno si immaginava e neppure la grande popolarità del governatore Luca Zaia sembrerebbe in grado di soffiare vento nelle vele leghiste.

Dando per buono il sondaggio veneto e dando per buoni i vari sondaggi nazionali, come possono stare insieme un crollo di 11% in una Regione cardine e un andamento nazionale superiore all’11%? L’unica spiegazione logica, ammesso e non concesso che tutte le rilevazioni siano credibili, è che se la Lega perde nelle Regioni tradizionali, vuol dire che compie dei propri balzi in avanti in altre Regioni di più recente acquisizione e in particolare in quelle rosse del Centro Italia. Non c’è altra spiegazione, almeno che qualcuno non tarocchi i dati.

Intanto, sempre in Veneto la Liga è attraversata dalle turbolenze prodotte dal caso Verona, con il sindaco uscente Flavio Tosi che, pur perdendo per strada il voto della moglie, appare sempre più deciso a correre da solo per la rielezione, appoggiato da liste civiche e da una Lista Tosi come avvenne cinque anni fa, in questo totalmente appoggiato da Roberto Maroni.  Il segretario nazionale Gianpaolo Gobbo, bossiano-cerchista, è contrario e vorrebbe stoppare Tosi, che è anche il suo insidiosissimo avversario per il congresso  veneto da celebrare entro giugno. Sabato a Padova si riunisce il consiglio nazionale per dirimere la questione ed è atteso l’arrivo di Roberto Calderoli, coordinatore delle segreterie nazionali, che in questo momento si muove come una sorta di plenipotenziario di Bossi.

La questione non appare di facile soluzione e voci di corridoio dicono che Gobbo e i cerchisti starebbero meditando un colpo di mano: commissariare il segretario provinciale di Verona, Paolo Paternoster, uomo vicino a Tosi, per mettere un proprio esponente  che sarebbe chiamato a gestire le scelte elettorali e il rapporto con il Pdl. Un’operazione del genere fu tentata anche l’estate scorsa, ma poi i bossiani dovettero ripiegare. Così come andò a vuoto il tentativo di espellere lo stesso Tosi, a difesa del quale si dice che Maroni mise sul piatto le proprie dimissioni da ministro dell’Interno.

Ora si vorrebbe tentare un nuovo assalto, ma c’è da credere che se dovesse realizzarsi il disegno, a Verona esploderebbe una reazione tale che quanto successo la settimana scorsa nel Rodigino, con la fuoriuscita di 148 militanti, equivarrebbe a un venticello nei confronti di una bufera.

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