Libertà di parola e web, Italia paleolitica: i tablet equiparati alle slot machine…

di REDAZIONEmeglio-se-taci-interna

“Un caso in cui la difesa del diritto d’autore è diventato pretesto per censurare l’informazione è la vicenda del forfait di Gabry Ponte raccontata dall’emittente locale “Vera Tv Abruzzo”, che si è vista rimuovere i video su YouTube dove aveva ricostruito la vicenda. E poi c’è la vicenda di Carlo Ruta, blogger siciliano condannato per il reato di stampa clandestina in primo grado e in appello prima che la Cassazione precisasse che a un blog non è applicabile la legge sulla stampa del 1948”. Sono alcune delle vicende raccontate nell’ultimo libro che getta luce sull’arretratezza legislativa italiana  in materia di informazione e web. Ma non solo.

In una carrellata di anomalie italiane, “Meglio se taci” di  Alessandro Gilioli (L’Espresso) e dell’avvocato e blogger deilfattoquotidiano.it Guido Scorza

“Ordine e contrordine, uguale disordine. Eccolo l’iter normativo che regola l’informazione sul web in Italia, dove i blog rischiano ancora di essere condannati per il reato di stampa clandestina e chi pubblica notizie può incorrere nell’esercizio abusivo della professione. Perché “non è possibile fare il giornalista senza tessera dell’Ordine, ma per averla bisogna fare il giornalista”.

meglio se taci interna L’inchiesya attraversa la cronaca, e spiega come vi siano già provvedimenti validi nel mondo reale estesi anche in ambito digitale “molto lontano dal “far west” immaginato da deputati e senatori, tra i quali prevale “spesso una radicata subcultura nemica della libertà della rete”.

Scarsa flessibilità, quindi, che per gli autori si traduce “Nel pagamento nel bollettino annuale all’Odg, che per  Gilioli e Scorza è fatto di “burocrati e gabelle” e che “non ha più alcuna funzione se non quella di garantire stipendi, segretarie, uffici e brandelli di potere si suoi incravattati vertici”, spiega il Fattoquotidiano.

Poi, giornalismo a parte, si scoprono numeri da terzo mondo. Il 34 per cento della popolazione non ha “mai aperto un browser” in vita sua. E l’Italia è penultima in Unione Europea per velocità della connessione. “Ed è anche il Paese dell’ostacolo al wi-fi, dove gli esercenti possono rischiare multe da migliaia di euro se mettono a disposizione della clientela alcuni tablet. Perché in base all’articolo 110 del testo unico che disciplina la messa a disposizione del pubblico di apparecchi da gioco – “il cui impianto originario risale a un regio decreto del 1931″ – sono equiparabili alle slot-machine”.

Insomma, si rendono vischiose le regole, mentre il cittadino, in nome della trasparenza della pubblica amministrazione, non riesce a trovare il dossier Cottarelli sulla spending review. Pensa te…

“Oltre i confini nazionali, poi, rimangono aperte le domande sulle policy arbitrarie di Facebook e Google, big player che godono di potere incontrastato sul mercato virtuale e che decidono anche quali notizie possono pubblicare gli utenti”.

 

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1 Comment

  1. Quando hai a che fare con un popolo di sottomessi, puoi fare tutto quello che vuoi. Non esiste limite, non esiste logica, morale o semplice buon senso: il capriccio del barone prima di tutto.
    In altri tempi ma soprattutto altri luoghi la gente si sarebbe già sollevata ed avrebbe infilato il diritto divino del barone di governare dritto nel suo culo, ma questa è l’italia del 2015: un paese che si merita la fine che sta facendo

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